Pooh - Biografia Anni '70: 1971

Anno 1971

In un tiepido pomeriggio di primavera a Bergamo, nasce Pensiero, nella casa di Mozzo di Facchinetti, dove si trova ospite Negrini. Su una melodia suonata al piano da Facchinetti, Negrini butta giù le strofe scrivendole su un foglio di carta a quadretti. Cantano insieme la parte appena creata, e poi subito via un’altra frase, con il registratore acceso.

«In dieci minuti il pezzo era pronto. Il testo era un po’ diverso da quello che avremmo poi registrato per Opera Prima, ma l’attacco e l’inciso erano già quelli. Riascoltavamo il nastro e sorridevamo. Sentivamo di aver scritto un pezzo che poteva funzionare». Roby Facchinetti

Meno Male, che sarebbe diventata in seguito Tanta voglia di lei, è scritta da Facchinetti un pomeriggio, mentre aspetta che la moglie finisca di truccarsi per uscire.

«Tardava, mi siedo al pianoforte e il pezzo viene giù di getto». Roby Facchinetti

Su questa canzone si concentrano gli sforzi di Lucariello, fermamente convinto che debba essere il primo singolo.

«Perché proprio quel pezzo? La musica scritta da Roby era un’aria. Il punto di incontro tra la vena melodica di Facchinetti e la mia passione per l’opera. Non fu facile convincere i discografici: Crepax voleva puntare su Tutto alle Tre, il brano più rock». Giancarlo Lucariello

Lucariello e Facchinetti vanno a trovare il maestro Gianfranco Monaldi, arrangiatore interno della CGD e principale collaboratore musicale dei Pooh da quel momento fino al 1985, nel suo attico in zona San Siro, per commissionargli l’orchestrazione del brano. Per prima cosa, Monaldi suggerisce un’introduzione strumentale, che deve essere lenta ma accattivante. Roby si siede al pianoforte e in pochi minuti, davanti all’arrangiatore, scrive le note che servono. È il gennaio del 1971. In studio, davanti a un mixer a otto piste, siedono 12 violini, 4 viole, 4 violoncelli e due bassi ad arco. Quando il brano è stato registrato si apre il problema del testo. Le liriche che Negrini ha abbozzato non convincono Lucariello. Altri due tentativi non ottengono risultato ed un tentativo di intromissione da parte di Daniele Pace, quotato paroliere in forza alla CGD, fa prendere una decisione risolutiva al produttore, che blocca tutto sfidando i vertici della casa discografica.

«Gli dissi ‘Dovete passare sul mio corpo prima di pubblicare questa cosa’. Prendo Negrini, lo fisso negli occhi e gli dico: voglio un testo che sia all’altezza di questa musica. Scrivilo!». Giancarlo Lucariello

Nasce così Nel mondo tanta voglia di lei, che perde le due parole iniziali del titolo e viene presentata con il suo titolo definitivo durante una serata a Genova, cantata da Dodi Battaglia.

«Pensavo che Riccardo, sin dai tempi di Piccola Katy, sormontasse gli altri. La sua presenza scenica era fortissima; per tutti, Fogli era il cantante dei Pooh. Le mie regole imponevano che il gruppo non avesse un front man. La scelta di far cantare Dodi serviva a ricreare equilibrio. Ma certo procurò qualche frizione con Riccardo». Giancarlo Lucariello

«Io a Lucariello devo essere grato. Nei miei confronti ha avuto la stessa lungimiranza che qualche tempo prima avevano avuto Roby e Valerio. Infatti insistette, anche a costo di far arrabbiare Riccardo Fogli, perché fossi io a cantare Tanta voglia di lei». Dodi Battaglia

Il 45 giri viene pubblicato il 30 aprile, ma è solo a giugno che i Pooh vengono invitati al Cantagiro; al momento della loro esibizione, le trasmissioni RAI si interrompono per motivi tecnici, facendo arrivare nelle case italiane solo un frammento della canzone. Al Festivalbar si classificano terzi. Non resta che andarsene in vacanza, per scoprire ad un tratto che le cose non vanno male come sembra.

«“Ero al mare in Sardegna, accendo la radio per ascoltare l’hit parade e sento Lelio Luttazzi dire al microfono: ‘In decima posizione… i Pooh’. E via le note di Tanta voglia di lei. Chiamo la CGD e mi dicono: ‘Ma che fai lì in vacanza, che qui a Milano state vendendo 20.000 copie al giorno…’ Nonostante tutto, ce l’avevamo fatta». Giancarlo Lucariello

«Che questo pezzo stava diventando un successo lo scoprii quasi per caso. Stavamo facendo una serie di concerti a Ischia allo Scotch. Quel giorno ero in spiaggia e il juke-box continuava a trasmettere la stessa musica. Siccome c’era un po’ di vento, in pratica io riuscivo ad ascoltare solo il giro di basso, così non mi resi immediatamente conto che si trattava del nostro pezzo. A un certo punto lo riconosco e ho un soprassalto: era tutto il giorno che la gente gettonava solo quella canzone». Dodi Battaglia

«Quel venerdì io e Riccardo eravamo a casa mia, davanti alla radio. La settimana prima eravamo ottavi, ci chiedevamo come stesse andando. Inizia il programma, di noi nessuna notizia. Non eravamo ottavi, neanche settimi o sesti. Luttazzi aveva annunciato la seconda posizione e dei Pooh niente. Pensavamo di essere usciti dalla classifica. Poi, proprio all’ultimo, sentiamo partire Tanta voglia di lei. Eravamo in testa. Non riuscivamo a crederci. Io e Riccardo, abbracciati, piangevamo come due bambini e saltavamo per tutta la casa come pazzi. Credo di aver provato poche altre volte una gioia paragonabile a quella». Roby Facchinetti

Lucariello prova a fare scaccomatto e ad uscire con un secondo singolo. Sceglie Pensiero, un brano diversissimo da Tanta voglia di lei, registrato in giugno insieme al resto delle canzoni che compongono l’album Opera Prima.

«Bisognava dimostrare che il successo dei Pooh non era dovuto ad un colpo di fortuna. Che nulla era accaduto per caso. I discografici mi ostacolavano. Si ricredettero solo quando ci ritrovammo con due 45 giri in classifica: Pensiero si era catapultato al primo posto, dando il cambio a Tanta voglia di lei». Giancarlo Lucariello

Ossessionato dalla resa delle voci, Lucariello indica a Monaldi e a Gualtiero Berlenghini, fonico di sala, uno schizzo su carta. Solo per registrare le voci e missare il nuovo singolo, il gruppo si trasferisce negli studi della Fonit Cetra.

«Facevo i disegni degli spazi. Dove volevo i Pooh, dove volevo l’orchestra. Le voci dovevano risultare sospese, su un piano diverso da quello della musica. E doveva esserci l’eco. Ci inventavamo i ritardi con i revox. Io volevo spazio, aria». Giancarlo Lucariello

I due singoli riscuotono un notevole successo anche in Sud America, vendendo a distanza di un anno dalla pubblicazione 1.000.000 di copie del singolo Tanta voglia di lei e 1.200.000 di Pensiero. Come sempre accade, spuntano estimatori e detrattori. Fra questi ultimi, è doveroso riportare la dichiarazione, diventuta in seguito storica, fatta dal leader e chitarrista della Equipe 84.

«Il fenomeno Pooh non è nuovo in Italia. Qualcosa del genere è già capitata con i Camaleonti, che adesso sono in piena crisi. I Pooh sono molto bravi ma purtroppo, per esigenze commerciali, non suonano quello che sentono. E cantano pezzi tradizionali, vecchi, come ad esempio 'Tanta voglia di lei'. Se continuano così, scompariranno anche più velocemente dei Camaleonti. Il loro genere è superato; sono rimasti ai coretti e ai violini, come nell’ultimo Pensiero». Maurizio Vandelli

Nelle interviste il gruppo invece svela man mano la sua poetica.

«Le nostre storie a volte sono tristi, ma così è la vita. Le nostre canzoni nascono dalla vita reale, dalla vita mia o da quella di altri componenti del complesso. O magari da una notizia sul giornale». Valerio Negrini

«Se poi hanno successo ci fa doppiamente piacere perché vuol dire che abbiamo colto cose che erano nell’aria, che abbiamo interpretato la tristezza e le disillusioni della nostra generazione». Roby Facchinetti

«Il protagonista di Tanta voglia di lei è probabilmente un uomo sposato. Io invece vivo con i miei genitori, ho vent’anni, eppure un’esperienza non molto diversa è capitata anche a me. Mi è successo di far soffrire una ragazza, forse per colpa mia, e quindi quando canto la mia immedesimazione è totale. È come se mi liberassi un po’ del fantasma di quella colpa». Dodi Battaglia

I Pooh
Da Sorrisi e Canzoni TV del 12.09.1971

Le regole che il gruppo necessariamente si è dovuto dare, cominciano ad essere strette proprio per chi il gruppo l’ha fondato: Valerio Negrini fatica ad adeguarvisi ed alla fine dell’estate, nonostante il sempre più divampante successo, la situazione comincia a complicarsi.

«Valerio si sentiva stretto. Era ribelle. E in quel periodo era trendy esserlo. Fu così che gli chiedemmo di farsi da parte, ritagliandosi uno spazio da autore. Fu una decisione collettiva, condivisa dai Pooh, anche se poi toccò a me, in veste di produttore, comunicargliela ufficialmente. Ci rimase malissimo. Ma tutto era stato pensato per il bene dei Pooh e dello stesso Valerio». Giancarlo Lucariello

«A un certo punto Valerio decise di uscire dal gruppo. Non ce la faceva proprio più a rapportarsi con le regole sempre più rigide imposte da Lucariello. Lui è un bastian contrario, un ribelle nato, figuriamoci se poteva accettare tutte quelle limitazioni. Era come mettergli la camicia di forza. Arrivammo a un compromesso: lui avrebbe continuato a scrivere i testi delle canzoni dei Pooh. Invece come batterista sarebbe stato sostituito. Non tutti eravamo d’accordo con questa soluzione, ma alla fine ci convincemmo che fosse la cosa migliore da fare. Con un successo così clamoroso che ci stava scoppiando fra le mani, ci eravamo auto convinti che non potevamo più vivere alla giornata». Roby Facchinetti

«Finalmente avevamo ottenuto il successo, quello vero che inseguivamo da anni. Io però ero sempre più inquieto. Mi ero appena sposato e non sopportavo le regole imposte da Lucariello, che erano veri e propri diktat. Per esempio, sosteneva che quando si va a lavorare, compagne, fidanzate e mogli si lasciano a casa. Io invece avevo voglia di passare con Lidia più tempo possibile. Quindi Lucariello e io eravamo proprio ai ferri corti, facevamo liti furibonde. Devo riconoscere che ha fatto delle cose giuste per il bene del gruppo, ma come persona non lo reggevo proprio. Lui aveva idee che non condividevo, era tutto una strategia. Per esempio, sosteneva che i testi dovevano essere misteriosi, che la gente doveva scoprirli un poco alla volta. Così avvolgeva le parole con tonnellate di effetti, in modo che non si capissero, e certe parole non potevi proprio usarle: per esempio, 'Pensiero' parla di un carcerato che si rivolge alla sua donna. Ma questo mica si poteva dire, lui la considerava quasi una bestemmia. Questo mi faceva stare male, perché io credo di aver scritto testi che per l’epoca erano molto più avanti di quelli di Eugenio Finardi o del Banco del Mutuo Soccorso; poi interveniva lui e me li faceva addolcire o nascondere nella bambagia. Ero troppo anarchico, troppo di sinistra per lo stile Pooh. Restare con loro a tutti i costi, avrebbe significato frenarli. La mia uscita in parte è stata una mia scelta, in parte è stata forzata. Decisi di andarmene, piuttosto che rimanere e far crollare tutto il castello. A un certo punto ho capito che l’accordo che mi stavano proponendo, forse era il minore dei mali. Siccome sono uscito dal gruppo proprio nel momento in cui i Pooh stavano iniziando ad avere successo, qualcuno deve aver pensato che ero diventato pazzo, che ero completamente fuori di testa. La verità è che ho preferito una vita diversa. Tra l’altro io ho sempre amato viaggiare e così ho potuto farlo, anche se non da subito, perché i soldi sono arrivati solo un anno dopo. Ma da quel momento in poi ho visto un bel po’ di mondo». Valerio Negrini

Il sostituto di Negrini viene trovato da Pino Tuccimei che, oltre ad essere l’impresario dei Pooh, lo è anche di un gruppo romano, "Il Punto", in cui suona Stefano D’Orazio, batterista e portavoce della formazione. Proveniente da diverse formazioni succedutesi nella capitale durante il periodo del beat, e con le quali aveva calcato i palchi di locali importanti come il "Piper" e il "Vum Vum", D’Orazio conosce piuttosto bene i Pooh. Si sono visti più volte e Negrini è un suo estimatore, tanto più che al Festival di Caracalla il batterista romano aveva prestato al fondatore dei Pooh la propria batteria per accompagnare Lucio Dalla.

«I Pooh li conobbi alla 'Lampara' di Ischia: con 'Il Punto' suonavamo su un palco di pochi metri quadri e in pratica lo occupavo tutto io con la mia batteria. Loro invece suonavano sull’altro lato del porto, allo Scotch. L’ultima volta li avevo incontrati a Roccaraso, vicino a L’Aquila, per un capodanno: loro erano l’attrazione. Lì socializzammo, Valerio fu molto carino con me e mi disse che non aveva più voglia di continuare a fare quella vita. Qualche tempo dopo, d’estate, il nostro comune impresario Pino Tuccimei mi disse che i Pooh avevano bisogno di un batterista e stavano pensando a me». Stefano D'Orazio

Pochi giorni dopo il batterista è nell’ufficio di Tuccimei per firmare il contratto, davanti a Facchinetti e Lucariello che lo fissano studiandone l’aspetto.

«Per volere di Lucariello, noi avevamo ripulito il nostro look. Stefano invece aveva dei capelli a pagoda e baffoni lunghissimi. Niente a che vedere con lo stile elegante dei Pooh. Giancarlo pensò di mettere subito le cose in chiaro con una battuta: "Ho l’impressione che dietro quei capelli e quei baffi potresti essere un bel ragazzo. Ma così proprio non va!"». Roby Facchinetti

«Stefano mi suscitava grande simpatia, soprattutto mi colpiva la sua intelligenza. Tuccimei garantiva della sua bravura. Non ci fu bisogno neppure di un provino». Giancarlo Lucariello

«In effetti, Lucariello era rimasto schifato dalla mia immagine. Per fortuna gli altri mi aiutarono. "Ma no", dicevano, "è simpatico ed è pure carino". Lucariello mi portò in via del Gambero, a Roma, dove c’era un parrucchiere molto quotato. Mi fece tagliare baffi e capelli esattamente a metà. La parte di destra alla Pooh, mentre a sinistra li lasciarono com’erano. Lucariello disse: "Non voglio forzarti, tu hai una personalità. Quindi scegli tu: secondo te come stai meglio?". Conciato in quel modo cosa avrei potuto dire, tanto mica potevo far ricrescere baffi e capelli all’istante! Il giorno dopo facemmo il primo servizio fotografico. Dovetti acquistare la batteria da Valerio, pur avendone già una. Aveva le ruote, per poter essere spostata più facilmente. Lucariello mi dette una copia promo dell’album Opera Prima, che sarebbe uscito qualche giorno dopo, e mi disse: ‘Questo disco portalo sempre con te, devi impararlo a memoria’. Io ubbidii, ma non avendo un giradischi ovviamente non lo ascoltai mai. Qualche giorno dopo dovevamo prendere un aereo per la Sardegna, e io mi presentai con questo disco sotto il braccio. Sembravo scemo. Lo abbandonai solo quando Facchinetti mi disse che forse stavo prendendo un po’ troppo sul serio quella richiesta. Comunque quelli in Sardegna furono i miei primi concerti coi Pooh. Avevamo provato solo un paio di giorni al Vum Vum: di pomeriggio provavamo, la sera saliva sul palco Valerio. L’ultima sera ho suonato io. Alcuni pezzi li conoscevo, per gli altri mi ero messo d’accordo con Riccardo: quando c’era uno stop lui alzava il basso. Intanto Tanta voglia di lei era già prima in classifica e aumentava la richiesta di serate. All’epoca viaggiavamo quasi sempre in auto. Ricordo che una volta andai da Fiumicino a Novellara nella Porsche di Riccardo, schiacciato in mezzo alle chitarre. Tra me e me dissi: così non può andare avanti». Stefano D'Orazio

A metà novembre, quando Tanta voglia di lei si aggiudica la Caravella d’Oro, a ritirare il premio di miglior complesso del 1971 al Petruzzelli di Bari c’è proprio D’Orazio, nella sua prima uscita ufficiale. Le date in Sardegna sarebbero venute immediatamente dopo, poi il gruppo sarebbe partito per un breve tour promozionale sudamericano.

«Quello comunque è stato un periodo di crescita eccezionale. Certo, abbiamo commesso ancora qualche errore. Ma ora avevamo capito che se volevamo diventare veramente grandi, certe cazzate non potevamo più permettercele. Ovviamente non abbiamo smesso di sbagliare da un giorno all’altro. Per esempio, c’è l’episodio del Sudamerica, dove diventammo popolari dall’oggi al domani. Ci invitarono a suonare in Venezuela, nel più importante programma della TV nazionale. Noi prendemmo la cosa un po’ sottogamba, suonammo in playback e non sapevamo una sola parola di spagnolo. Risultato: da quel momento in avanti non ci avrebbero più preso sul serio, e per riacquistare un po’ di credibilità ci abbiamo messo anni». Roby Facchinetti

Sulla copertina dell’edizione per il Portogallo di Tanta voglia di lei di quell’ultimo scorcio di anno appare già Stefano D’Orazio nella formazione dei Pooh, nonostante non sia in realtà lui a suonare nel disco.
Le prime interviste di D’Orazio lo vedono fare dichiarazioni al tempo insolite, da parte di uno appena entrato in un gruppo per sostituire qualcun altro, non dando adito ne prestando il fianco ad illazioni o punzecchiature della stampa che possano mettere in cattiva luce il gruppo.

«I maligni dicono che ho sostituito Negrini perché non è un personaggio, mentre io sarei il bello della situazione. La realtà è diversa. Per motivi di salute Negrini non può viaggiare a lungo e condurre la vita disordinata di noi cantanti. È uscito dal gruppo come batterista ma rimane insostituibile come autore dei testi». Stefano D'Orazio

I Pooh
Da Il Monello del 1971

I dischi pubblicati nel 1971

Tanta voglia di lei / Tutto Alle Tre     Pensiero / A Un Minuto Dall'Amore     Opera Prima

Biografia anno 1970 Biografia anno 1972