Pooh - Biografia Anni '70: 1970

Anno 1970

Ancora una volta è il caso, o forse un pizzico di fortuna ad arridere ai Pooh, prendendo strade inaspettate. Giancarlo Lucariello, napoletano emigrato a Milano con il sogno di diventare produttore musicale, aveva precedentemente notato il quartetto e, non appena trovatosi ad aver avuto in affido l’ufficio italiano della United Artists-CBS, decide che quello è il primo dei gruppi promettenti che deve mettere sotto contratto, e con cui vuole lavorare. Il giovane produttore italiano aveva pubblicato come label manager della United Artists-CBS un singolo di enorme successo, What A Wonderful World di Louis Armstrong, e questo gli aveva procurato sufficiente credito nell'ambiente. La segretaria dell'ufficio milanese di Lucariello, Dolores, aveva lavorato precedentemente alla Vedette, ed ha in agenda il numero di casa di Facchinetti.

«Non so se quel giorno di marzo del 1970 non fosse arrivata quella telefonata di Giancarlo Lucariello, se oggi i Pooh sarebbero qui a raccontare la loro storia. Lucariello si presentò semplicemente, dicendoci che era un produttore e che aveva avuto l’incarico di scovare gruppi italiani da mettere sotto contratto con una grande casa discografica. Si trattava della CGD, uno dei colossi della discografia italiana. Lui ci aveva ascoltati al 'Vum Vum' di Roma, e gli eravamo piaciuti. Una volta fatto l’accordo con lui, rimaneva un problema importante da risolvere. Noi eravamo ancora sotto contratto con la Vedette, quindi quando incontrammo il boss della CGD Franco Crepax, ci disse che per lui andava bene, a patto che avessimo risolto ogni pendenza con la Vedette. Io e Riccardo andammo da Sciascia e, prendendola molto alla larga, gli dicemmo che non avevamo più stimoli, che eravamo piuttosto demoralizzati, che apprezzavamo tutto quello che lui aveva fatto per noi, ma probabilmente a questo punto non era più sufficiente. Lui, come un buon padre di famiglia, non battè ciglio. Disse che se volevamo rompere il contratto, non aveva nulla in contrario. Ma siccome il nostro contratto aveva una durata di tre anni e mancavano ancora 18 mesi alla scadenza, avendoci lui anticipato tre milioni di lire, dovevamo restituirgli la metà esatta, cioè un milione e mezzo di lire… Per farla breve, firmai un milione e mezzo di cambiali a mio nome e stracciammo il contratto seduta stante: quelle cambiali successivamente le ho incorniciate e le conservo ancora appese a una parete di casa mia». Roby Facchinetti

«Per passare alla CGD dovevamo svincolarci dalla Vedette. Ma eravamo ragazzini e non sapevamo quali vincoli e quale durata avesse il nostro contratto. Allora io e Facchinetti, che eravamo quelli più grandi che prendevano le decisioni e avevano le maggiori responsabilità, andammo a chiedere la liberatoria ad Armando Sciascia, il quale ci mostrò dei conti di cartoline e manifesti che aveva stampato per noi: per pagarli senza discutere, firmammo cambiali per un milione e mezzo di lire, che saldammo con l'anticipo della CGD. Ma se avessimo analizzato a fondo tutti i conti, forse sarebbe stato lui a dover qualcosa a noi...». Riccardo Fogli

La CGD concede ai Pooh gli studi di via Moretto da Brescia per registrare i provini. Quando entrano in sala hanno cinque brani già pronti. I primi due, Che favola sei e Alle nove in centro, giravano già da mesi. Ultime nate, Pensiero e Meno male, la più melodica delle composizioni di Facchinetti, che il grande pubblico avrebbe poi conosciuto come Tanta voglia di lei. Lucariello, entusiasta, organizza una seduta con i vertici della CGD per l’ascolto dei provini e bastano dieci minuti perché Crepax sia convinto, ma l’album vede la luce solo nel 1971.

«La preparazione si annunciava lunghissima. Lucariello intendeva costruire intorno a noi un progetto complessivo, che partiva dalle canzoni ma investiva anche l’immagine del gruppo. Teneva molto a un certo tipo di eleganza. Ci identificava con i Bee Gees. Era molto rigoroso e desiderava che anche noi lo diventassimo. Eravamo entrambi innamorati della melodia. Giancarlo amava molto In Silenzio e mi chiedeva di proseguire in quella direzione». Roby Facchinetti

«A loro lo dissi subito: se seguirete i miei consigli vi porterò in testa alle classifiche. I Pooh dovevano aver pensato che fossi pazzo, ma avevano tanta voglia di crederci quanta ne avevo io. Inoltre il mio amore per l’orchestra mi faceva trovare un grandissimo alleato in Roby. Quel 33 giri doveva essere il primo di una serie di lavori con loro. L’inizio di una storia che vedevo tutta da scrivere. I Pooh della Vedette non esistevano più: ripartivano da qui». Giancarlo Lucariello

I Pooh si fidano ciecamente, anche se non sempre è facile assecondare le richieste del produttore. Fogli e Negrini (quelli in effetti con un'attitudine più rock) sono i più insofferenti, ma la lavorazione di Opera Prima è un collante perfetto. In studio, durante le registrazioni, imperano regole severe. Prima di tutto, vietato presentarsi in sala con la propria compagna.

«Giancarlo era preoccupatissimo che potessero crearsi interferenze, intromissioni del privato nel lavoro. Alzava barriere nettissime. Ci ricordava quanto era appena successo ai Beatles: nella crisi dei loro rapporti avevano avuto un peso le donne». Roby Facchinetti

«A me Lucariello non piacque da subito. Ma mi rendevo conto che qualcosa dovevamo fare, altrimenti sarebbe stata la fine. Io probabilmente ero quello più rock, avevo un look aggressivo: bastava darmi un’occhiata per capire che non aspiravo a far parte dei Cugini di Campagna, semmai dei Deep Purple. Lui aveva un’idea dei Pooh quasi ciellini, perfettini. E poi voleva avere il controllo assoluto su tutto». Valerio Negrini

«Nel dettare le regole ero forse un po’ rigido, ma occorreva esserlo, allora. L’equilibrio, all’interno del gruppo, era fragilissimo. Il progetto era ancora tutto da costruire. Era giusto essere duri. Come sarebbe stato opportuno essere flessibili cinque anni dopo, quando la mia caparbietà portò alla frattura e alla separazione da loro». Giancarlo Lucariello

I Pooh
Da sinistra: Valerio Negrini, Riccardo Fogli, Dodi Battaglia, Roby Facchinetti.

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