Pooh - Biografia Anni '60: 1966

Anno 1966

Prima di firmare il contratto, ci si accorge del problema dell’omonimia con un gruppo di Roma che ha inciso per la RCA. Arriva in soccorso Aliki, segretaria greca di Sciascia, che suggerisce al gruppo il nome Pooh, dall’orsetto di Alan Alexander Milne reso noto dalla Walt Disney Productions.

«In realtà, la trovata era un po’ snob. Un escamotage per restare fedeli a una moda nata con i Camaleonti e i Corvi, e per risultare, nello stesso tempo, meno scontati. Presto avremmo pagato sulla nostra pelle l’imprudenza di quella scelta! In Italia nessuno sembrava saper pronunciare correttamente il nome Pooh! E tutti, dal pubblico agli impresari, finivano per storpiarlo. Per anni, in molti locali, siamo stati i 'Puk'. Talvolta anche i 'Puff'. A noi in quel momento andava bene qualsiasi cosa, anche se ci avessero proposto di chiamarci i 'Tutto Chicco', avremmo accettato con entusiasmo. L’unica cosa che ci interessava davvero, era entrare in sala d’incisione il più in fretta possibile». Valerio Negrini

A febbraio viene pubblicato il primo 45 giri, che include i due brani eseguiti durante il provino, Vieni fuori (una cover di Keep on Running dello Spencer Davis Group) e L’uomo di ieri, firmato con degli pseudonimi, Tical e Pantros, riconducibili ad Armando Sciascia.

«In realtà erano i nostri discografici. Non eravamo iscritti alla SIAE come autori, e in quel momento non ci fu prospettata altra soluzione che rinunciare al nostro nome nell’etichetta rossa e blu del disco». Valerio Negrini

I Pooh
Foto scattata a Milano per promuovere il lancio del singolo Vieni fuori.
Da sinistra: Bob Gillot, Mauro Bertoli, Mario Goretti, Gilberto Faggioli, Valerio Negrini.

Visto il buon successo riscosso dal singolo, la Vedette in primavera concede al gruppo di incidere un altro singolo. Stavolta la facciata A tocca a Bikini Beat, composto interamente per testo e musica da Negrini, commissionatogli inizialmente come colonna sonora di una pubblicità di cosmetici. Sulla facciata B appare Quello che non sai, cover di Rag Doll dei Four Seasons. La campagna pubblicitaria non vide mai la luce ed il brano rimane l'unica commissione pubblicitaria mai eseguita dal gruppo nella sua storia.
Nasce la necessità di sostituire Gillot alle tastiere, poco organico al resto della band. Enrico Marescotti, segretario tuttofare del gruppo, aveva notato Roby Facchinetti, un tastierista di Bergamo che militava nelle fila di "Pierfilippi e Les Copains", dotato anche di una bella voce. In quell’anno, entrambi i gruppi suonavano allo Sporting Club di Bologna. Musicista di esperienza nonostante la giovane età, Facchinetti ha studiato fisarmonica all’età di cinque anni per passare poi al pianoforte e alle tastiere, militando prima nei "Monelli", un’orchestra da ballo di Bergamo, per approdare poi nel gruppo di Pierfilippi a partire dal 1964. La proposta di entrare nei Pooh viene fatta a Facchinetti da Bertoli, Goretti e Faggioli, lasciando all’oscuro della cosa Negrini perchè troppo amico di Gillot.

«Cominciamo a parlare e arrivano subito al dunque. Mi chiedono di entrare nei Pooh e io resto bloccato. La tentazione di buttarmi nell’avventura era forte, ma lo erano anche i legami con i 'Copains'. L’orchestra di Pierfilippi, richiestissima da tutti i principali locali italiani, rappresentava anche una sicurezza sul piano economico. Quella sera decido di prendere tempo». Roby Facchinetti

Parlandone con il suo gruppo, Facchinetti viene incoraggiato a fare il passo, nonostante il dispiacere di perdere un così valido componente. I gruppi erano il futuro della musica in Italia, e le orchestre passavano man mano in secondo piano; per buon peso, i Pooh avevano all’attivo già due dischi. Il giorno dopo, Facchinetti si presenta a casa di Bertoli, che gli fa sentire i provini delle nuove canzoni che stanno nascendo, e la decisione è presa. Al momento di comunicare il cambio di formazione, Negrini è l’ultimo a saperlo, mentre Gillot accetta pure di cedere la doppia tastiera e l’organo Farfisa, ben felice di passare l’incombenza del pagamento delle cambiali contratte a saldo del debito con la nonna di Bertoli, che aveva anticipato finanche i soldi per l’acquisto della batteria di Negrini.

«L’eliminazione di Bob fu un colpo basso: lo fecero fuori senza dirmi niente! È vero che musicalmente era piuttosto scarso, e in più spesso esagerava con la bottiglia, ma siccome lui era inglese e io ero l’unico a cavarmela bene con la lingua, tra noi era nata una bella amicizia. Ma onestamente devo riconoscere che l’arrivo di Roby ha fatto fare ai Pooh un bel passo in avanti. Del resto, bisognava riconoscergli il coraggio della scelta: lui arrivava da un’orchestra importante, guadagnava dei bei soldini, possedeva un’auto e aveva deciso di unirsi a noi disgraziati...». Valerio Negrini

Non si sono ancora posate le ceneri dell’ultimo avvicendamento nel gruppo che già se ne prospetta un altro: Faggioli, personaggio chiave per tutta la parte organizzativa della vita del gruppo, nonché l’unico insieme a Facchinetti ad avere la patente, comincia ad avere contrasti con il resto della band.

«Era serio, molto chiuso, litigioso. Era anche il nostro principale denigratore: sembrava che non ci fosse scelta che si sentisse di approvare». Mauro Bertoli

Durante un ingaggio al Piper di Milano, sono in cartellone con gli Slenders, una formazione di Piombino ormai arrivata al capolinea della propria storia, in cui milita il bassista Riccardo Fogli. Il toscano, per inseguire il sogno della musica, aveva lasciato un posto alla "Piaggio" di Pontedera, e successivamente anche il lavoro presso l’officina di gommista di famiglia a Piombino. Di lui si era accorto anche Teddy Reno, che gli aveva proposto un provino per un contratto discografico, dopo averlo notato al Festival di Ariccia, dove nel 1965 il gruppo aveva conquistato il secondo posto.
Dopo aver proposto a Fogli di entrare nel gruppo, l'ormai presa decisione di comunicare a Faggioli del suo “licenziamento”, viene comunicata dopo una serata al Piper.

«Toccò a me parlargli, e ammetto di essere stato un po’ sbrigativo. Credo abbiano influito alcune ruggini che c’erano tra noi. Avevamo avuto una brutta discussione anche due giorni prima». Mauro Bertoli

«Era entrato in rotta di collisione con gli altri. Aveva un carattere forte, ed era diventato piuttosto intrattabile, e litigava in continuazione con Valerio e Mauro. A un certo punto, si coalizzano per far mandar via Gilberto. Parlano con Riccardo e la cosa è fatta. Quella scena la ricorderò tutta la vita: ci sedemmo attorno a un tavolo e a un certo punto Bertoli, senza troppi giri di parole, dice a Gilberto: ‘Sai, abbiamo deciso di metterti via’. E lui: ‘Che significa?’. ‘Abbiamo deciso di mandarti via, sei fuori!’, taglia corto Bertoli. Tieni conto che Gilberto aveva in mano tutta la parte organizzativa, era lui a tenere i rapporti con la casa discografica, ed era anche l’unico, oltre me, che aveva la patente. Anche per questi motivi, non voleva crederci di essere stato buttato fuori dai Pooh. Invece era così. Subito dopo l’ingaggio al Piper di Milano, tornammo a Bologna. Ricordo che Gilberto arrivò in Lambretta per prendere il suo basso e portarlo a farlo sistemare da Stanzani, un negozio di strumenti musicali. Siccome da solo non ce la faceva, lo accompagnai io. Da quel giorno non l’ho più visto». Roby Facchinetti

Riccardo Fogli aveva ben impressionato il resto del gruppo, per le sue qualità che lo rendevano appetibile come nuovo bassista, e dal canto suo aveva comunicato dell’offerta fattagli dai Pooh al resto degli Slenders.

«Noi Slenders eravamo anche bravi, forse più dei Pooh, perchè suonavamo ovunque, anche in Francia. Loro, invece, erano un po' più famosi perchè avevano già pubblicato due 45 giri. Il nostro limite era che il cinquanta per cento dei guadagni dovevamo destinarlo alle cambiali per il furgone: un problema serio per chi aveva una famiglia sulle spalle. Tra 1965 e il 1966, i miei compagni di band avevano preso sei mesi di permesso in fabbrica e poi ancora altri sei, nella speranza che il sogno sbocciato alla Quarta Edizione della Festa degli Sconosciuti ad Ariccia, organizzata da Teddy Reno e dove nel 1965 avevamo raggiunto il secondo posto, si realizzasse, consentendoci di vivere di musica. Ma quando Leo Watcher ci ingaggiò al Piper di Milano, che assomigliava al Piper di Roma e infatti aveva la licenza per potersi chiamare così, era già trascorso un anno dall'inizio del nostro sogno. Nel locale, che era al chiuso ma aveva anche uno spazio aperto al centro del Parco Sempione, c'erano due pedane ai lati opposti. Un'ora suonavamo noi e un'ora i Pooh. Noi facevamo un rock duro, eravamo dei pre-metallari, mentre loro erano più beat e melodici. Io mi arrampicavo sugli amplificatori, ero pieno di 'sbarbate' che impazzivano, avevo i capelli lunghi, ero magro come un chiodo, molto dark, tenero e violento. Quando i Pooh mi proposero di diventare uno di loro, io non avevo intenzione di lasciare gli Slenders. Per decidere ci riunimmo io, un paio di Pooh e un paio di Slenders. Noi sapevamo che, tornando a Piombino, ci saremmo sciolti o saremmo stati costretti dai debiti a rivendere il camioncino o gli strumenti. In tre, poi, dovevano rientrare in fabbrica e il batterista voleva andarsene: già ne stavamo provando un altro, inglese. Eravamo tristi perchè il nostro sogno si stava spegnendo e i guadagni delle serate non ci bastavano. Se avessimo continuato, il nostro lavoro di musicisti sarebbe ridiventato un hobby. Fu lì che uno degli Slenders offrì il furgone ai Pooh, che avevano solo una vecchia auto. Io entrai nel Guinness dei Primati, perchè, dopo aver firmato le cambiali alla concessionaria Ford di Piombino come Riccardo Fogli Slenders, le rifirmai come Riccardo Fogli Pooh». Riccardo Fogli

«Con l’arrivo di Riccardo cambiarono tante cose. Tanto per cominciare, portò con se le bischerate tipiche di un toscanaccio. Lui aveva un’anima rock e grazie al suo arrivo iniziammo ad allargare anche i nostri orizzonti geografici, nel senso che fino a quel momento avevamo lavorato prevalentemente attorno a Bologna, Milano e Torino. Dopo l’arrivo di Riccardo abbiamo iniziato a suonare anche in Toscana, e poi sempre più giù, fino a ottenere un contratto di 15 giorni al mitico Piper, dove eravamo stati già nel ’65 per due giorni, ma non ci avevano nemmeno pagato: all’epoca le chiamavano 'audizioni', e ovviamente era una bella scusa per farti suonare gratis. Riccardo sul palco faceva scena, piaceva alle ragazze. Era un personaggio. E soprattutto cantava». Valerio Negrini

Risolta l’incombenza del furgone presso la Ford di Piombino con una girata di cambiali, la nuova formazione dei Pooh debutta alla "Locanda del Lupo" di Riccione, con il repertorio ampliato con due pezzi del repertorio degli Slenders, Gloria dei Them e I looked in the mirror di Bob Morrison, che i Pooh successivamente incideranno con un testo in italiano scritto da Negrini, con il titolo Nel Buio.

«Esordii nei Pooh nel luglio 1966 alla 'Locanda del Lupo' di Miramare di Rimini. Eravamo così rumorosi che dopo due sere ci buttarono fuori! E lo stesso successe altre volte. Una sera che eravamo finiti in un locale elegantissimo, con i camerieri in livrea, fummo gentilmente pregati di smettere di suonare. Il mio primo tour con loro avrebbe dovuto svolgersi in Sicilia ad agosto. Un fantomatico impresario ci mandò là, promettendoci due concerti al 'Lido dei Ciclopi' di Aci Trezza, vicino Catania, e soprattutto una serie di date in tutta la Sicilia con presentatore Pippo Baudo. Al secondo concerto al Lido incontrammo in sala, per caso, proprio Baudo, il quale ci disse che il tour era stato cancellato da un mese e si meravigliò del fatto che non lo sapessimo. Per noi fu un guaio, perchè per arrivare in Sicilia avevamo preso un aereo da Napoli caricandoci tutti gli strumenti e lasciando lì il pulmino. Di conseguenza non avevamo niente per muoverci in Sicilia ed eravamo costretti a vivere di gesti di gentilezza dei siciliani, che ci invitavano a cena e ci trasportavano in giro. I soldi guadagnati nelle due serate di Aci Trezza, non bastavano per pagarci il ritorno in aereo. Poi qualche amico ci organizzò due concerti in un dancing all'aperto sulla playa catanese, e così riuscimmo a rimediare il denaro per tornare a Napoli e riprendere il nostro pulmino». Riccardo Fogli

«Se la prendevano sempre con il batterista. I gestori dei locali gli piombavano alle spalle e gli gridavano nelle orecchie ‘Piano, suona piano!’. Una sera, al Kilt di Roma, ci accorgiamo di colpo di non sentire più la batteria. Istintivamente ci giriamo verso Valerio e vediamo che il titolare del locale lo ha immobilizzato, tenendolo per il mento. E lui a difendersi picchiandolo con le bacchette!». Roby Facchinetti

La sala prove del gruppo è in un cascinale nei pressi di Bologna oppure a Caldana, nella periferia di Piombino, ed a seconda di dove stazionano quando non sono in giro per suonare, dormono nel furgone o sparpagliati a casa di Negrini e Bertoli quando sono a Bologna.

«Io e Riccardo eravamo i ‘forestieri’. Infatti per due anni buoni dal momento in cui entrai nei Pooh, dormii assieme a Mauro a casa di sua nonna. Riccardo invece dormiva a casa di Valerio. Mauro ed io dormivamo in un salottino dove c’era un divano letto: lui sul divano, mentre io mettevo i cuscini per terra. Ogni mattina per svegliarsi era una pantomima: la sera Mauro diceva a sua nonna di chiamarlo alle 9, lei lo faceva e lui regolarmente le rispondeva di non rompere le scatole… In quel periodo io ero l’unico con la patente, e siccome avevamo affittato un rustico in campagna per provare, passavo a prendere tutti per portarli a far le prove». Roby Facchinetti

Arriva il momento di un terzo singolo, Brennero 66, da presentare a Roma al III° Festival delle Rose, organizzato all'Hotel Cavalieri Hilton di Roma dal 12 al 14 ottobre 1966. Il testo parla degli attentati in Sud TIrolo, nello specifico di un giovane militare della Guardia di Finanza ucciso dai terroristi altoatesini. RadioRai, attraverso la "commissione di ascolto preventivo e di controllo sui testi" la censura e ne chiede la modifica, pena l’esclusione dal concorso, costringendo Negrini a trasformarla in un'anonima Le campane del silenzio. Il regolamento prevede la doppia esecuzione, al tempo già sperimentata con successo al Festival di Sanremo, ed i Pooh sono abbinati a Roby Crispiano, cantante beat appartenente anch'egli alla scuderia Vedette, ma non le varrà comunque la notorietà per lo scottante argomento affrontato. Altri concorrenti della serata sono Lucio Dalla in coppia con Paul Anka, i Nomadi, Al Bano, Claudio Villa, Little Tony, Don Backy e tanti altri, tra cui Gianni Morandi che propone C'era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones, accoppiato con l'autore stesso della canzone Mauro Lusini. Il brano verrà anch'esso censurato dalla Rai. I Pooh e Morandi sono gli alfieri della canzone di protesta proposta al grande pubblico dei festival quindi, ma la vittoria se l'aggiudicano due meteore della musica italiana, Carmelo Pagano e Luisa Casali, con la stucchevole L'amore se ne va.

«Erano di moda le canzoni contro la guerra. Noi però, a differenza degli americani, non avevamo un Vietnam da cantare. La nostra guerra era là, sui monti dove si minavano i tralicci della luce in Alto Adige». Valerio Negrini

I Pooh
Hotel Hilton di Roma, i Pooh attendono di esibirsi al Festival delle Rose con il brano Brennero '66.
Da sinistra: Mauro Bertoli, Mario Goretti, Roby Facchinetti, Riccardo Fogli, Valerio Negrini.

La facciata B del singolo, Per quelli come noi, diventerà la title-track del primo album dei Pooh, inciso da lì a poco su un Telefunken a sei piste, e che raccoglie anche cinque delle sei canzoni precedentemente pubblicate sui singoli, arrivando ad una dozzina di tracce. Bertoli, Fogli e Valerio si dividono le parti vocali soliste, Goretti i falsetti e Facchinetti i cori.

«L’album a quei tempi era una sorta di premio che la casa discografica ti concedeva, visto il successo dei singoli pubblicati. Noi non avevamo ottenuto dei grandi risultati. Continuavamo a scrivere; eravamo uno dei pochi gruppi italiani a poter contare su un repertorio originale». Roby Facchinetti

«In studio eravamo dei professionisti. Alla terza prova, i brani erano pronti per essere pubblicati». Mauro Bertoli

I Pooh
I Pooh a Milano nel settembre del 1966 affrontano il loro primo servizio fotografico per il settimanale Sorrisi e Canzoni indossando cravatte di carta lucida da fondale, una idea del fotografo.
Da sinistra: Valerio Negrini, Riccardo Fogli, Roby Facchinetti, Mario Goretti, Mauro Bertoli.

Ad ottobre partecipano al Grande Raduno Beat al Palazzetto dello Sport di Torino, suonando davanti a 10.000 persone, in cartellone con l’Equipe 84, i Dik Dik e i Nomadi. Il 1966 si chiude con un doppio ingaggio per il veglione di Capodanno, festeggiato dal gruppo in un modo insolito.

«Dovevamo smontare alle 23 nella prima balera, l’'Arlecchino', e cominciare a suonare entro mezzanotte nell’altra, il 'Castellino'. Ma non avevamo fatto i conti con l’inverno: c’era la neve, quella notte. E il furgone s’impantanò a metà strada, davanti alla stazione di Porta Nuova. Sentivamo la gente festeggiare l’arrivo del nuovo anno nelle case. Guardai l’orologio: era mezzanotte precisa. E noi lì, al freddo, che spingevamo il furgone». Roby Facchinetti

I Pooh
Da sinistra: Valerio Negrini, Roby Facchinetti, Mauro Bertoli, Mario Goretti, Riccardo Fogli.

I dischi pubblicati nel 1966

Vieni Fuori - L'uomo Di Ieri     Bikini Beat - Quello Che Non Sai     Brennero 66 - Per Quelli Come Noi     Per quelli come noi

Biografia anno 1965 Biografia anno 1967