Pooh - Biografia Anni '60: 1968

Anno 1968

Il grande successo che improvvisamente arride ai Pooh, deriva da un foglietto su cui Negrini ha scribacchiato una poesiola. Parla di una ragazza che medita di scappare di casa, e Valerio l'abbandona nel furgone usato dal gruppo per le trasferte. Capitato fortuitamente nelle mani di Facchinetti, questi se lo mette in tasca, finchè una sera di qualche tempo dopo, dopo una cena di addio al celibato, se lo ritrova davanti, appoggiato sul pianoforte della sua casa di Astino. Improvvisa una melodia, sorretto dal coro etilico dei presenti. La sana abitudine del tastierista di avere sempre un registratore a portata di mano, fa si che questa sia la traccia da cui nascerà il giorno dopo Piccola Katy, che presenta anche una parte centrale parlata, con accento finto-inglese, da Fogli. La canzone non piace a Sciascia, che la relega alla facciata B del singolo in uscita, In silenzio.

«Al Piper di Roma, mentre suonavamo, vedevamo spesso entrare i carabinieri e cercare, tra i ragazzi ai tavoli, qualcuno da riportare a casa. Scappare di casa era un segno di ribellione, come i capelli lunghi che tanto facevano imbestialire i genitori. Anche la piccola Katy di Valerio era una giovane ribelle. Vicina alla protagonista di She’s Leaving Home dei Beatles ma, a differenza di lei, incapace di portare a termine il suo progetto di fuga». Roby Facchinetti

Il pubblico decreta il successo della canzone: Fogli e Facchinetti si ritrovano finanche a cantarla in duo a Settevoci, mentre gli altri restano a casa.

«La RAI, nel ’68, non amava i gruppi. Così mi ritrovai da solo davanti alla telecamera, a cantare in playback, tutto vestito di viola. Finalmente, stava succedendo qualcosa. E tutti ci invitavano a suonare». Riccardo Fogli

«Giravamo con la scritta ‘Piccola Katy’ sulle fiancate del furgone. La gente non aveva ancora imparato il nostro nome e ci identificava solo con quella canzone». Roby Facchinetti

Mauro Bertoli lascia il gruppo
Stralcio dell'articolo pubblicato su "Giovani" il 30 maggio 1968.
Da sinistra: Roby Facchinetti, Mario Goretti, Riccardo Fogli, Valerio Negrini.

«Ogni tanto qualcuno mi domanda quanto vendette quel disco. La risposta è semplice: non lo so. Allora i numeri erano grossi, ma le royalties te le pagavano a modo loro, cioè dandoti 20 o 30.000 lire quando gli girava. Noi non avevamo nessun controllo, non eravamo nemmeno iscritti alla SIAE, per ben tre anni non abbiamo firmato i pezzi che scrivevamo, questo vuol dire che tutti i diritti d’autore andavano ai nostri discografici. Ne siamo tornati in possesso solo 25 anni più tardi». Valerio Negrini

Mentre i Pooh sono in giro a promuovere per il paese il nuovo singolo e la loro musica, la Vedette per sfruttarne il successo il 5 luglio pubblica l’album Contrasto, una raccolta di vari provini spesso anche incompleti e con testi provvisori. Il gruppo, venutone a conoscenza, protesta vivamente e chiede il ritiro del disco, su cui Sciascia non può che convenire. Il pressapochismo delle tracce dava in effetti un'immagine del gruppo in contrasto con quella che i ragazzi stavano con tanti sacrifici cercando di promuovere. La Vedette due settimane dopo ritira l'album dai negozi, creando così uno dei dischi più rari in Italia, fortuna di chi aveva acquistato subito l'album.

«L’arrangiamento prevedeva alcuni interventi orchestrali, soprattutto fiati. Ma il missaggio non era stato portato a termine e alcuni brani risultavano incompleti, quasi inascoltabili». Roby Facchinetti

Ristampato dopo molti anni, l’album vanta anche un certo numero di copie pirata, che circolano nel mondo del collezionismo. Molte delle canzoni presenti sull'album, aggiunte alle due del singolo il cui successo si voleva sfruttare, sarebbero in seguito apparse con nuovi testi e nuovi arrangiamenti, essendo a tutti gli effetti ignote alla gran parte del pubblico, che per lunghi anni considererà quest’album quasi una leggenda.
Il successo che il gruppo riscuote, non basta a calmare le tensioni all’interno del gruppo, purtroppo preludio di una ennesima defezione. Il chitarrista mario Goretti comunica ai compagni di voler lasciare il gruppo.

«Un istante prima che esplodesse il successo di Piccola Katy, Mario Goretti decise di andarsene. Lui era un appassionato di elettrotecnica e gli avevano proposto di aprire una piccola azienda per costruire amplificatori e impianti». Roby Facchinetti

«Era un bravo chitarrista e soprattutto un bravo tecnico. Non a caso, lasciato il gruppo, brevetterà un nuovo tipo di amplificatori. I Pooh degli inizi devono molto alla sua intraprendenza e al suo perfezionismo. Peccato che la vita on the road non facesse per lui». Riccardo Fogli

«Erano momenti difficili. Mario aveva bisogno di guadagnare e guadagnare subito. Il successo era ancora una piccola cosa». Valerio Negrini

È di nuovo Enrico Marescotti a scovare e consigliare il sostituto che potrebbe fare caso al gruppo. Si tratta di Dodi Battaglia da lui conosciuto quando militavano insieme nei "Rigidi", in cui il segretario tuttofare dei Pooh era stato per un periodo il cantante. Bolognese come Negrini, anche per lui la fisarmonica è stata il primo strumento, fin dall’età di 5 anni proprio come Facchinetti, ma a 14 anni scopre l’amore per quello che sarà il suo strumento principe, la chitarra. Dopo aver fatto parte prima dei "Nobles" e poi dei "Rigidi Rhythm & Blues", Dodi era poi entrato a far parte dei Meteors, una formazione di punta fra le orchestre di Bologna, dopo aver suonato per un po' anche nei Judas, eterni rivali dei primissimi Pooh. È proprio ad un’esibizione dei Meteors che Negrini, Facchinetti e Fogli, accompagnati da Marescotti, ascoltano l’allora diciassettenne chitarrista.

«Stavano suonando Repent Walpurgis dei Procol Harum. Quando Dodi parte con l’assolo, capiamo subito che Marescotti ha visto giusto». Riccardo Fogli

Battaglia è entusiasta della proposta dei Pooh, bolognesi come lui, essendo arrivato già ad un livello in cui comincia a stargli stretta la realtà delle orchestre da ballo.

«Negrini mi comunica la decisione a prendermi nella squadra, ma mi chiede di aspettare dopo l’estate. Peggio: mi chiede, inspiegabilmente, di non parlare con nessuno della proposta. Neppure con i miei genitori. Confesso che ancora oggi non so come io possa essere riuscito a mantenere per sei mesi quel segreto, ne mi è chiaro il motivo di quell’incomprensibile richiesta». Dodi Battaglia

«Temevamo le reazioni di Sciascia all’ennesimo cambio di formazione. Avevamo appena fatto stampare i nuovi manifesti, con Goretti in primo piano. Serviva un po’ di tempo, per preparare la Vedette». Valerio Negrini

Il 15 settembre Battaglia entra nei Pooh, e il giorno dopo è già alle prese con le prove per il suo debutto che avviene a Maiano, in provincia di Udine.

«Sedevamo tra gli amplificatori, nel retro del pullmino, e Roby mi dice: ‘Mettiti a studiare perché tu dovrai diventare il miglior chitarrista italiano. Più bravo di Alberto Radius!’. E Radius, per me, ai tempi era un mito inarrivabile. Ero il più giovane; guardavano me per capire come stessero cambiando i gusti musicali dei ragazzi. Tenevano in grande considerazione le mie opinioni e, per portare una ventata di novità, decisero che avrei subito dovuto cantare». Dodi Battaglia

Da due demo precedentemente pubblicate su "Contrasto", ad ottobre nasce il nuovo singolo, Buonanotte Penny / Il tempio dell’amore (il lato B mantiene solo il testo originario del demo ma presenta un nuovo arrangiamento), che vede anche l’esordio di Battaglia come cantante, oltre che come chitarrista. Il tiepido successo ottenuto dal singolo non demoralizza il gruppo, che si mette al lavoro su un nuovo album.

I Pooh
La prima foto che vede Dodi Battaglia nell'organico del gruppo.
Da sinistra: Dodi Battaglia, Riccardo Fogli, Roby Facchinetti, Valerio Negrini.

I dischi pubblicati nel 1968

In silenzio - Piccola Katy     Contrasto     Buonanotte Penny - Il Tempio Dell'Amore

Biografia anno 1967 Biografia anno 1969