Pooh - Rassegna Stampa Anni '80 - Anno 1982

Nota

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Anno 1982

Gennaio 1982 - TV Sorrisi e Canzoni - Pagina 56 - "Pooh Fans Club"

Gennaio 1982 - TV Sorrisi e Canzoni - Pagina 56 - Pooh Fans Club

[...] Abbiamo anticipato i tempi del missaggio dell'Lp doppio dal vivo registrato durante la nostra ultima tournée invernale. Incominceremo il lavoro di studio il 10 gennaio. Questo perché i mesi di febbraio e marzo è prevista una tournée in Russia e, di ritorno, alcune date in Germania [...]. Ad aprile invece verrà pubblicato l'album doppio, il 18° della serie, che verrà accompagnato da un filmato registrato in dicembre al Palasport di Cantù [...].

05 febbraio 1982 - Adamo - Foglio adesivo di 20x16 cm

05.02.1982 - Adamo - Foglio adesivo di 20x16 cm

16 maggio 1982 - Sorrisi e Canzoni TV - Pagina 62 - "Il compleanno di Mister Fantasy", di Patrizia Ricci

16.05.1982 - Sorrisi e Canzoni TV - Il compleanno di Mister Fantasy, di Patrizia Ricci    16.05.1982 - Sorrisi e Canzoni TV - Il compleanno di Mister Fantasy, di Patrizia Ricci    16.05.1982 - Sorrisi e Canzoni TV - Il compleanno di Mister Fantasy, di Patrizia Ricci

Perché «Mister Fantasy»? Ci voleva un titolo d'effetto che rappresentasse lo spirito del programma; il nome giusto lo trovarono con «Dear Mister Fantasy», un pezzo dei Traffic, uno dei gruppi preferiti di Carlo Massarini. Poi sperimentarono un linguaggio nuovo, usando dei termini che ora sono diventati di uso comune: non più filmato, ma «video» così come «personaggio emergente» o «Grunt». Lo staff era già formato: sullo schermo appaiono Carlo Massarini e Mario Luzzatto-Fegiz, due nomi notissimi agli appassionati di musica [...]. E dietro le quinte c'è Paolo Giaccio, altro «monumento» della pop music in RAI, l'autore del programma; poi il regista in studio Emilio Uberti, il regista dei filmati italiani Piccio Raffanini, e il consulente grafico Mario Convertino, ideatore delle sigle disegnate […].

30 maggio 1982 - Topolino - N.1383 - "Pooh hanno fatto un Palasport", di Massimo Rossi

30.05.1982 - Topolino - N.1383 - Pooh hanno fatto un Palasport, di Massimo Rossi    30.05.1982 - Topolino - N.1383 - Pooh hanno fatto un Palasport, di Massimo Rossi    30.05.1982 - Topolino - N.1383 - Pooh hanno fatto un Palasport, di Massimo Rossi    30.05.1982 - Topolino - N.1383 - Pooh hanno fatto un Palasport, di Massimo Rossi    30.05.1982 - Topolino - N.1383 - Pooh hanno fatto un Palasport, di Massimo Rossi

Sono in quattro, ma alle loro spalle c'è una vasta organizzazione: hanno 60 dipendenti e sono proprietari di tutte le attrezzature che impiegano nei loro concerti, dagli strumenti ai camion [...]. Proprio in questi giorni sono usciti con un nuovo album, Palasport, registrato dal vivo durante l'ultimo tour che hanho fatto. È il diciottesimo della loro storia [...].
Vi considerate i numeri uno della pop music italiana?
«Se per pop si intende popolare» mi risponde Dody Battaglia «direi che ci sentiamo tra i numeri uno. Visto anche come sono andate le ultime tournée estiva e invernale. Abbiamo avuto una media di 15 mila presenze per sera, con punte di 30 mila, e con 8 mila quando suonavamo nei paesini di mille abitanti» [...].
Sedici anni di carriera, diciotto album pubblicati. Palasport, l'ultimo appena uscito, è il vostro primo album doppio e dal vivo. Giunti a questo livello, a questo traguardo, non vi sentite un po' stanchi, non avete pensato a ritirarvi?
Mi risponde Roby, il più anziano dei quattro: «Normalmente il contratto discografico lo si rinnova ogni tre anni. Questi ultimi due rinnovi ci siamo detti: "Ragazzi, facciamo ancora questi tre anni e poi vediamo come siamo messi". Poi, ogni volta, si verificavano fatti eccezionali ed è come se dovessimo ricominciare da capo, con nuovi stimoli e nuovo entusiasmo. Per esempio, l'estate scorsa abbiamo notato una media del 30, 40 per cento di pubblico in più rispetto all'anni prima [...]. Quindi penso che nessuno di noi oggi abbia in mente di tirare i remi in barca. Sarebbe il momento meno opportuno: successo e popolarità sono sempre maggiori. Anzi, se continua così, è difficile immaginare un nostro tramonto».
Il pubblico che avete in più è di giovanissimi?
«Proprio così» prosegue Roby. «E' vero che, strada facendo, un po' del nostro pubblico lo perdiamo perché cambiano i gusti, gli interessi e le età. Però ai nostri concerti arrivano le nuove generazioni che quattro o cinque anni fa non sapevano dell'esistenza dei Pooh» [...].
A parte i giovani, c'è però una gran massa di fedelissimi. Perché questo pubblico è fedele?
[...] dice Stefano «[...] Si vede che c'è molta gente che ritrova fatti o situazioni accadute dieci o cinque anni fa in un flash musicale dei Pooh. Cioè, quando uno non tradisce e propone delle cose al suo pubblico, rinnovandosi, e queto le ritiene interessanti, automaticamente diviene fedelissimo».
[...] In Palasport ci sono due canzoni mai incise prima: Canzone per l'inverno e Siamo tutti come noi.
«Canzone per l'inverno» mi dice Stefano «è un brano che il pubblico canta insieme con noi. E noi, sul palco, mentre lo eseguivamo, non ci rendevamo conto di questa grossa partecipazione. Solo dopo, riascoltando tutto il materiale registrato per questo LP dal vivo, ci siamo accorti di come il pubblico partecipi ai nostri concerti, cantando. Partecipazione che noi, in concerto, presi dal frastuono dei nostri strumenti, non avevamo mai avvertito. Fare questa scoperta è stata un'emozione».

06 giugno 1982 - Confidenze - "La piccola Ketty ha 200 mesi", di Antonio Cocchia

06.06.1982 - Confidenze - La piccola Ketty ha 200 mesi, di Antonio Cocchia

Esplosioni, raffiche, lampi e saette: i loro concerti sono molto più emozionanti della battaglia delle Falkland e forse costano qualcosa in meno.
[...] «[...] L'ultimo disco "Palasport lo abbiamo fatto col pubblico, per dimostrare il nostro affetto, la nostra gratitudine, la nostra devozione».
[...] Tutto questo è stato realizzato con una sala di registrazione viaggiante, il "Mobile one" un tir sul quale sono montate tutte le apparecchiature di incisione possibili e immaginabili. Il disco è una sorta di autocelebrazione in cui è stato coinvolto il pubblico dei concerti radunato nei Palasport. Da una parte le canzoni nuove "Siamo tutti come noi", "Canzone per l'inverno", dall'altra un'antologia dei Pooh nati "200 mesi fa" da "Piccola Ketty" a "Pensiero", a "Tanta voglia di lei", a "Noi due nel mondo nell'anima".
L'azienda dei Pooh rende bene ma quanto costa?
«Facciamo un po' i conti: l'allestimento di uno spettacolo per una tournée costa sui trecentotrenta milioni e vede impegnate una sessantina di persone tra musicisti tecnici e road-manager. Bisogna incassare venti milioni a sera, per starci dentro».

16 giugno 1982 - Ragazza In - Numero 25 - Pagina 4 e 5 - "Il loro ultimo disco è una ventata di ottimismo", di Nicola Sisto

16.06.1982 - Ragazza In - N.25 - Il loro ultimo disco è una ventata di ottimismo, di Nicola Sisto    16.06.1982 - Ragazza In - N.25 - Il loro ultimo disco è una ventata di ottimismo, di Nicola Sisto    16.06.1982 - Ragazza In - N.25 - Il loro ultimo disco è una ventata di ottimismo, di Nicola Sisto    16.06.1982 - Ragazza In - N.25 - Il loro ultimo disco è una ventata di ottimismo, di Nicola Sisto

[...] appena ascoltato l'ultimo 45 giri "Non siamo in pericolo", è venuto spontaneo attribuire loro un'altra "patente", quella di simpatici e ottimisti. Simpatici perché questa canzone, freschissima, mostra la faccia allegra e comunicativa del pianeta - Pooh; ottimisti perché... [...].
Stefano: "Ottimisti perché questa canzone esprime la nostra fiducia nei confronti della gente e del mondo nonostante tutte le cose orribili che si vedono e si leggono" [...].
Roby: "[...] vedere ogni sera diecimila ragazzi pieni di voglia di vivere e di stare insieme è stata la più efficace delle medicine, lo spettacolo più bello che si potesse sperare di vedere in un momento brutto come questo".
Dodi: "È Stato proprio il pubblico ad ispirarci "Non siamo in pericolo". Se il mondo è fatto anche dell'entusiasmo di questi ragazzi, se un po' somiglia a loro, possiamo avere ancora qualche speranza di salvezza".
- [...] come fate a sopportarvi visto che tra concerti in Italia e all'estero, prove, dischi, promozione, ecc., non vi "mollate" mai per una media di 335 giorni all'anno.
[...] Roby: "[...] io credo che il segreto della nostra convivenza pacifica sia nell'amicizia, nella stima e soprattutto nel sapere quanto ognuno di noi è indispensabile all'altro" [...].
- Successo vuol dire soldi, ne hanno molti i Pooh?
Stefano: "Non abbiamo molti soldi pproprio perché abbiamo molto successo. Ti spiego: noi abbiamo sempre "funzionato' perché abbiamo offerto al nostro pubblico sempre un qualcosa in più degli altri, non lo abbiamo mai deluso. Ci siamo così trovarti a spendere moltissimo, a costruire per le nostre tournée degli apparati scenici il cui costo ha spesso superato gli incassi dei concerti. Certo guadagniamo molto, ma la 'macchina' Pooh ha bisogno di molti soldi per tirare avanti".
- Quelli che vi rimangono come amate spenderli?
Roby: "Nella costruzione del villaggio - Pooh, naturalmente! [...] Devi sapere che proprio per stare più vicini, per sentirci subito quando uno di noi ha qualche buona canzone da proporre, insomma per tenere stretti i contatti, abbiamo costruito in un parco vicino Bergamo quattro case uguali una di fronte all'altra. Adesso faremo costruire anche una piscina olimpionica, pianteremo delle betulle, ospiteremo molti animali in libertà [...]: vogliamo propio che il villaggio - Pooh diventi un piccolo paradiso terrestre [...]".
[...] Red: [...] Senti cosa succede nel week-end. Allora, oltre a me e Delia, arriva sempre Stefano con qualche 'conquista' di turno (in genere fotomodelle). E siamo già a quattro persone. Poi arriva Dodi con Loretta e Daniele, il bambino che ha avuto un anno fa, regolarmente seguiti dalla ex moglie di Dodi, Lulù, con le figlie Sara e Serena. Stessa situazione per Roby: attuale compagna, Rosy, con Francesco Andrea, di tre anni, ed ex moglie, Mirella con due splendide bambine, Alessandra e Valentina [...]".
- [...] che cosa ci stanno preparando i Pooh per l'immediato futuro?
[...] Stefano: "[...] questa è la prima volta che un nostro 45 giri non sarà seguito da un ellepì. Di 33 giri se ne parlerà, infatti, alla fine del 1983".
[...] Roby: "Non dovremmo dirlo ma, a partire da febbraio, faremo una serie di concerti a sorpresa, dei veri e propri 'blitz' musicali. Arriveremo all'improvviso in piccoli locali o discoteche da cento o massimo duecento persone e ci metteremo a suonare solo con le chitarre acustiche, così, senza luci, senza amplificatori. Lo facciamo per avere un dialogo diretto con il pubblico, per sentircelo di nuovo vicino dopo varie stagioni di mega-concerti [...]".

23 giugno 1982 - Ragazza In - Numero 26 - Poster dei Pooh in allegato.

Giugno 1982 - Alta Fedeltà - Pagina 88 - "Sulla pista del palasport sfrecciano i "Pooh"", di Vittorio Mentana

Giugno 1982 - Alta Fedeltà - Sulla pista del palasport sfrecciano i Pooh, di Vittorio Mentana    Giugno 1982 - Alta Fedeltà - Sulla pista del palasport sfrecciano i Pooh, di Vittorio Mentana    Giugno 1982 - Alta Fedeltà - Sulla pista del palasport sfrecciano i Pooh, di Vittorio Mentana    Giugno 1982 - Alta Fedeltà - Sulla pista del palasport sfrecciano i Pooh, di Vittorio Mentana

Il romanzo della loro vita musicale potrebbe essere intitolato «Il ritorno di Re Mida». Soltanto che il novello sovrano dei Frigi, per poter resistere anche ai giorni nostri, si è diviso in quattro e ha «inglesizzato» il proprio nome, abitudine ormai ricorrente. Eccoci, quindi, di fronte ai Re Pooh, al secolo Roby Facchinetti, Dodi Battaglia, Stefano D'Orazio, Red Canzian.
[...] «Non ci sentiamo assolutamente commerciali - precisa Red. - Vai a leggere i nostri testi, testi in cui trattiamo in maniera assolutamente non superficiale problemi di tutti i giorni, come ad esempio la droga. Ascolta: quando non vendevamo ci definivano "alternativi", poi abbiamo raggiunto la popolarità anche sotto il profilo vendite e ci hanno subito tacciato di commercialità...».
[...] Alta Fedeltà: «Ma, se in oltre quindici anni di milizia musicale avete sbagliato poco o niente, che cosa vi è mancato per diventare una grande band a livello mondiale?»
Red - «Ci è sempre mancato solamente un adeguato lancio internazionale: ora finalmente lo stiamo organizzando in prima persona. [...]»
Alta Fedeltà - «Ma Hurricane, il vostro album in inglese e le tournée fuori della penisola non vi hanno commercialmente parlando giovato?»
Stefano - «Con Hurricane abbiamo ottenuto soprattutto in Giappone, in Germania e in Sud America un successo veramente inaspettato. Le maggiori soddisfazioni personali ci sono però state offerte nell'Est europeo. Figurati che in Bulgaria - 12 milioni di abitanti - abbiamo venduto 140.000 copie di Viva! E un mese prima di un nostro concerto a Sofia, alle cinque del mattino, i 24.000 biglietti disponibili erano già stati venduti...»
Alta Fedeltà - «Parliamo ora del nuovo disco».
Red - «Si tratta di un doppio album dal vivo, il titolo è Palasport. Durante la nostra ultima tournée abbiamo registrato numerose serate con lo studio mobile, lo stesso adoperato in precedenza dagli AC/DC e dai Supertramp. Dopo aver ascoltato i nastri dei nostri concerti ci siamo sorpresi di come suoniamo dal vivo e di come la gente che assiste ai nostri show risponda emotivamente. La scelta del disco live, un punto fermo nella discografia di ogni artista, non è stata comunque dettata da un'esigenza discografica, quanto da un nostro personale interesse.» [...]

Giugno 1982 - Bolero - Pagina 74 - "Un'azienda in concerto", di Massimo Rossi

Giugno 1982 - Bolero - Un'azienda in concerto

Esistono da 16 anni. Sono il più conosciuto complesso di musica pop italiano. Però più che a una «band» rock assomigliano però a una azienda. Sono in quattro e per «mandare avanti la baracca» si sono dovuti trasformare in manager di se stessi. Ogni giorno tengono una riunione, quasi un consiglio di amministrazione, dove discutono gli impegni a breve e lunga scadenza, gli investimenti, la politica aziendale. Hanno 60 dipendenti e sono proprietari di tutte le attrezzature che usano nei loro concerti: impianti acustici, luci, raggi laser, scenografie, parco auto con tre camion...
Ogni LP che pubblicano, almeno in questi ultimi anni, vende 400-500 mila copie, vette che in Italia sono toccate soltanto da Lucio Dalla e Renato Zero. Il fatturato di questa società non ci è possibile conoscerlo, ma c'è un dato interessante: «All'inizio della tournée italiana dell'anno scorso siamo partiti con un passivo di 400 milioni» [...].
Proprio durante questo tour, i Pooh hanno registrato dal vivo una serie di brani che ora sono stati riversati in un album doppio dal titolo «Palasport», il 18° della storia dei Pooh [...].
Vi sentite i numeri uno della pop music italiana?
«Se per pop si intende popolare», risponde Dody, «direi che si sentiamo tra i numeri uno, visto anche come è andata l'ultima tournée dell'anno scorso. Abbiamo toccato una media di 15 mila presenze per sera, con punte di 30 mila, e con 8 mila quando suonavamo in paesini di mille abitanti» [...].
«Normalmente il contratto discografico lo si rinnova ogni tre anni», risponde Roby, il più anziano dei quattro. «Questi ultimi due rinnovi ci siamo detti: "Ragazzi, facciamo ancora questi tre anni e poi vediamo come siamo messi". Poi, ogni volta si verificano fatti eccezionali ed è come se noi dovessimo ricominciare da capo, con nuovo entusiasmo. Per esempio, l'estate scorsa abbiamo notato una media del 30-40 per cento di pubblico in più rispetto all'anno prima. In sostanza, la nostra popolarità aumenta sempre più [...]».
Il pubblico che ogni volta trovate in più è di giovanissimi?
«Esatto», prosegue Roby. È vero che, strada facendo, un po' del nostro pubblico lo perdiamo perché cambiano i gusti, gli interessi e le età. Però ai nostri concerti arrivano le nuove generazioni». «Tu scopri ragazzini di 13 anni«, interviene Red, «in prima fila, durante i nostri concerti, che cantano "Piccola Katy", una canzone che noi abbiamo inciso 14 anni fa. Perciò c'è un aggiornarsi sul passato musicale dei Pooh che ci fa pensare che sarebbe sbagliato tirare i remi in barca [...]».
Oggi, guadagnano bene i Pooh?
«Sì» dice Stefano «non ci lamentiamo». «Bisogna anche dire» aggiunge Dody «che se oggi riusciamo a guadagnare è perché siamo riusciti a organizzarci. Oggi andiamo in tournée con quasi tutte le attrezzature che sono nostre». «Con i margini che ci sono in Italia» prosegue Roby «non sarebbe possibile avere la struttura che abbiamo e fornire uno spettacolo di buon livello. Se partendo adesso, da zero, dovessimo strutturare un'impresa come la nostra sarebbe un disastro economico». «Noi facciamo una media di cento concerti all'anno», conclude Red, «il che significherebbe, solo di noleggio di tutte le attrezzature, almeno settecento milioni all'anno. Impossibile».
I vostri prossimi impegni?
«Il 12 luglio» illustra Red «parte il tour estivo: oltre l'Italia, toccheremo Germania, Francia e Spagna. Poi ci hanno invitato allo Yamaha Festival di Tokyo e il viaggio deve essere concertato in concomitanza con un tour perché spostarci coi tecnici laggiù ci costa circa 300 milioni. Poi c'è un tour nei Paesi dell'est che dobbiamo programmare da tre anni.». «Poi c'è un discorso con gli USA» prosegue Stefano. Nella costa di New York ora c'è interesse per tutto ciò che è italiano» [...].

25 luglio 1982 - Sorrisi e Canzoni TV - "Una tournée nel 2000", di Fabio Santini

1982 - Boy Music - Numero 47

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Dicembre 1982 - TV Sorrisi e Canzoni - Pagina 52 - "Una stagione senza tempo", di Fabio Santini

Dicembre 1982 - TV Sorrisi e Canzoni - Pag. 52 - Una stagione senza tempo, di Fabio Santini    Dicembre 1982 - TV Sorrisi e Canzoni - Pag. 52 - Una stagione senza tempo, di Fabio Santini    Dicembre 1982 - TV Sorrisi e Canzoni - Pag. 52 - Una stagione senza tempo, di Fabio Santini    Dicembre 1982 - TV Sorrisi e Canzoni - Pag. 52 - Una stagione senza tempo, di Fabio Santini

Dicembre 1982 - Music - N.43 - Pagina 4 - "Il paroliere Valerio Negrini", di Antonio Orlando

Dicembre 1982 - Music - N.43 - Pag. 4 - Il paroliere Valerio Negrini, di Antonio Orlando    Dicembre 1982 - Music - N.43 - Pag. 4 - Il paroliere Valerio Negrini, di Antonio Orlando    Dicembre 1982 - Music - N.43 - Pag. 4 - Il paroliere Valerio Negrini, di Antonio Orlando    Dicembre 1982 - Music - N.43 - Pag. 4 - Il paroliere Valerio Negrini, di Antonio Orlando

[...] Negrini è quello dei Pooh perché i Pooh cantano solo Negrini: uno strettissimo rapporto che si rinnova ad ogni nuova pubblicazione e che affonda nella notte dei tempi quando i soldi erano pochi, gli strumenti tutti caricati su una seicento multipla, ma i sogni, almeno quelli, erano grandi e luminosi [...].
Nella sua posizione di esterno-interno rappresenta la parte dei Pooh a contatto con la terra e la gente comune ("loro camminano sempre mezzo metro sospesi in aria, ma è normale"); critica qualche scelta superflua (come il tecnico inglese in "Buona fortuna" o quell'idea fissa di voler sfondare sul mercato americano e inglese); è un po' l'anello di congiunzione tra i vari meccanismi della macchina Pooh [...].
- Che tipo è Valerio Negrini?
- Guarda, te lo dico subito; a me piacciono tre cose: le donne, i motori e i viaggi (con tutte le possibilità di conoscere gente, imparare lingue nuove, e fare esperienze). Credo di fare un lavoro che mi permette di vivere al meglio questi miei interessi.
- Prima suonavi con i Pooh, poi nel '71 hai smesso perché?
- Per un paio di buoni motivi: il primo è che ero stanco e poi forse non ero un grande batterista; il secondo perché c'era Lucariello, il produttore di allora, bravissima persona per carità, però con idee opposte alle mie. e allora o via io o via lui.
- E sei andato via tu.
- Esatto. Però subito dopo è andato via lui, segno che c'era qualche problema più profondo nel rapporto che non la mia insofferenza.
- Però anche Lucariello ha avuto una parte nel vostro successo iniziale, quello del '71-72. A proposito si dice che il palazzone della CGD, la vostra casa discografica, sia stato costruito in questo modo: ogni piano un successo differente. Il vostro piano qual è?
- A veder bene forse anche più di un piano e anche qualche pilone centrale di sostegno.
- Che rapporto hai con loro, escludendo naturalmente il lavoro dei testi?
- Stretto, soprattutto con Facchinetti e Battaglia con i quali già suonavo prima che arrivassero Canzian e D'Orazio. I Pooh vorrebbero anche che mi occupassi più della loro attività, che so, manager o cosa del genere. Ma non fa per me.
- [...] Sei veloce quando scrivi?
- No, assolutamente no e questo perché sono molto pignolo e una frase, una parola deve convincere per primo me e dato che mi intendo anche un po' di canto mi rendo conto dei problemi che può avere chi canta i miei testi.
- La tua è una posizione diversa da quella di Mogol.
- Be, io la penso così: chi canta ha un suo mondo, una sua storia, una sua personalità e per dire le stesse cose ci sono molti modi; professionalità nel mio mestiere è quindi saper adattarsi a chi deve cantare senza snaturare il proprio mondo. Naturalmente se poi lavori per anni con gli stessi cantanti alla fine diventa tutto più facile.
- Tu lavori in esclusiva con i Pooh?
- Sì, direi di sì. Ogni tanto qualcuno mi chiede di lavorare con lui come il Finardi dell'ultimo disco: però in quell'occasione non ho avuto molte soddisfazioni sul piano umano, lui quasi si vergognava di lavorare con me, perché io ero "quello dei Pooh", mentre lui invece... C'è una mia canzone nell'ultimo album di Delia Gualtiero, ma quella è una cosa un po' fatta in casa (la produzione è di Red Canzian). Ho fatto anche i testi dell'album "Singolo" di Bosé ma poi per "Bravi ragazzi" hanno bussato a un'altra parrocchia.
- Quella di Morra e Lucariello [...].
- Liberissimi. Poi io non sono il tipo che frequenta molto l'ambiente, che fa gli intrallazzi, che si pubblicizza. Se qualcuno mi vuole basta che telefoni, altrimenti vado bene anche così. E poi ai Pooh fa piacere avere in esclusiva, e pagano!
- Sei autobiografico?
- Naturalmente. I miei testi, più che autobiografici in senso stretto, devono parlare di me, devono essere coerenti con il mio mondo, con il mio modo di vedere la vita e le cose. Non scriverò mai un testo antifemminista per esempio o una canzone religiosa essendo io profondamente laico.
- Cosa cerchi di evitare assolutamente?
- La banalità, la concettualità, il fare comizi. Evito di scrivere testi se poi mi devo mettere barba e baffi finti per non farmi riconoscere.
- Fai i conti con le contraddizioni naturali di ogni essere umano?
- Sono molto importanti e a volte l'inserirle nel testo è dimostrazione di maturità, se vuoi anche di una posizione politica.
- Tasto delicato quello della politica, sei sempre stato considerato un autore disimpegnato e i Pooh...
- Balle, chi lo dice è in malafede; nei miei testi ho scritto spesso di problemi della vita anche da un'angolazione un po' scomoda; se invece vuol dire che non mi sono legato a schieramenti preesistenti, è vero; preferisco pensare con la mia testa. Certi miei testi comunque sono venuti prima di quelli di tanti cantautori.
- Ma allora perché pochi lo hanno notato?
- Tu parli dei giornalisti, di quella critica che spesso è in malafede o, alla meglio, ha il paraocchi. Il pubblico invece queste cose le ha sempre recepite.
- Qual è la discriminante per un testo.
- Senz'altro l'intelligenza. Vedi, io non divido il mondo in belli o brutti, alti o bassi, ma in intelligenti e stupidi. L'unico problema è che gli stupidi sono in maggioranza.
- Hai mai notato cambiamenti nel tuo stile?
- Sì certo, li ho notati, li ho cercati, li ho assecondati, proprio perché io stesso sono cambiato, se vuoi sono maturato con gli anni.
- All'inizio scrivevi canzoni d'amore a volte disperate come "Tanta voglia di lei" e altre volte estroverse come "Pensiero".
- Di fondo rimaneva molta negatività però e anche un po' di retorica, inevitabile forse in quel periodo. Poi col tempo credo di essere migliorato.
- La formula di questo miglioramento?
- L'ironia, saper scrivere subito dopo un verso drammatico una parola che sappia sdrammatizzare, che sappia far sorridere e tutto mantenendo un ritmo.
- Un po' come hai fatto con "quelli che stanno nei porti a tagliarsi le vene"?
- Sì, mi piacciono molto quelle cose ma è difficile usarle anche perché spesso non si riescono a distinguere i giochi di parola [...].
- Recentemente scrivi molto sulla vita del gruppo, del musicista, della strada: "Banda nel vento", "Pronto buon giorno è la sveglia".
- Anche nel nuovo singolo dei Pooh c'è un brano in questo senso, è un'altra di quelle cose che mi piacciono molto e che ho sempre voluto fare. Ricordo che una delle mie canzoni preferite era una canzone di Johnny Halliday che parlava proprio della vita sulla strada, delle ragazze di questo mondo.
- Le ragazze, le donne, gli amori. I Pooh hanno sempre cantato l'amore...
- Certo, è la cosa più importante di questa vita: io credo molto nel rapporto di coppia che è il motore di tutto [...].
- Credi di aver inventato qualcosa?
- [...] mi piace ricordare alcune canzoni come "Inca" o "Lindberg", quelle dove ho preso dei personaggi storici inventandomi una canzone che si basa però su fatti accaduti realmente [...].
- Come è nata "Inca"?
- Dopo uno dei miei viaggi in Sudamerica, dove questo fatto della dominazione cristiana violenta era nell'aria, la si poteva annusare.
- [...] l'italiano è una lingua facile da usare o no?
- [...] il problema non è della mancanza di gente che sappia scrivere testi o della difficoltà di usare l'italiano. Il problema è di chi scrive la musica che lo fa con un sistema, con degli accenti, con una scansione che non si adattano alla nostra lingua. I musicisti dovrebbero provare qualche volta a mettere le parole alle proprie musiche per rendersi conto di quello che dico.
- Quindi credi in una via italiana alla musica leggera?
- [...] guarda Lucio Dalla per esempio, per non citare sempre i Pooh: Lucio è un esempio di musica creata in funzione di parole italiane. E che parole.
- [...] Allora che tipo è Valerio Negrini?
- Come non l'hai ancora capito: donne, motori e viaggi tutto tenuto insieme dalla musica.

AUTOCURRICULUM
[...] Nasco a Bologna, nel '46, segno del Toro con tutte le corna fisiche e morali che questo comporta. A scuola vado piuttosto bene e frequento un corso per interpreti [...] venti anni fa, quando nessuno sapeva che cosa era un interprete e infatti tutto si rivelo una mezza truffa perché lo Stato non mi ha mai riconosciuto il diploma. Però la scuola era bella, giovane, gli insegnanti simpatici e poi io ho sempre avuto una predisposizione, anzi una curiosità per le lingue. In un mese passato in Indonesia alla fine parlavo il dialetto malese [...]. Intanto ascoltavo musica, sai tutta quella musica che arrivava da noi alla fine degli anni '50 e che noi credevamo fosse nuovissima poi invece guardavamo l'etichetta dei dischi e scoprivamo tre-quattro anni prima [...]. Mi piaceva ovviamente il rock Little Rickard, Presley naturalmente ma anche Frankie Avalon, Johnny Restivo, Connnie Francis, Neil Sedaka, Paul Anka [...]. Durante la scuola poi avevo iniziato a suonare la batteria anche se forse avrei fatto meglio a mettermi a cantare perché forse qualcosa valevo [...]. Poi dopo il diploma formo il mio primo gruppo, i Jaguar, nucleo dei Pooh, anche se dei futuri Pooh c'ero solo io. Capelli lunghi e vestiti beat, erano i primi vagiti dell'Italia che scopriva sesso-droga-rock'n'roll. Allora c'erano due categorie di musicisti: quelli delle orchestre tradizionali che facevano i ballabili, Sinatra e Bruno Martino e noi, l'ala dura a 17mila lire a serata. Mentre suono la batteria comincio a scrivere i miei primi testi e nel frattempo i Jaguar diventano i Pooh [...].

1982 - Sorrisi e Canzoni TV - "Trentatré giri al palasport", di Fabio Santini

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