Pooh - Rassegna Stampa Anni '70 - 1973

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1973

17 gennaio 1973 - Gioia - Pag. 14 - «Un orsacchiotto per portafortuna e Patty Pravo per dispetto», di Enrica Salera

17.01.1973 - Gioia - Pag. 14 - Un orsacchiotto per portafortuna e Patty Pravo per dispetto, di Enrica Salera    17.01.1973 - Gioia - Pag. 14 - Un orsacchiotto per portafortuna e Patty Pravo per dispetto, di Enrica Salera

[...] Quattro ragazzi giovanissimi che si sono messi insieme a suonare quasi per gioco e fanno delle canzoni che in tempi di guerra, Vietnam, cemento, contestazione, parlano solamente di amore. È l'amore vissuto e sofferto dei giovanissimi, è l'amore, che quasi mai fa rima con cuore, come accadeva invece nella vecchia melodia italiana.
I giovanissimi, in un primo momento, rimangono forse lievemente sconcertati: loro che sono filosoficamente e culturalmente "impegnati" come tutti i giovanissimi che si rispettano, riscoprono che si può parlare di amore pur senza rinnegare la loro conquista, vantata e reclamizzata modernità, coscienza di se stessi e di gruppo, maturità oltre ogni limite di pensiero e di morale [...].
Valerio Negrini suonava la batteria ma ora ha smesso di suonare per dedicarsi ai testi delle canzoni; a lui piacciono le poesie, scrive poesie e cerca di fare delle sue canzoni poesia. Valerio ha abbandonato il suo ruolo di batterista del complesso, perché non se la sentiva più di correre da una città ad un'altra, di stare alzato fino alle prime ore del mattino e soprattutto di stare quasi sempre lontano da sua moglie Lidia.
È stato proprio lui a scegliere il nome del complesso "rubandolo" all'orsacchiotto Winnie Pooh, inventato dallo scrittore inglese A.A. Milne e lanciato poi anche da Walt Disney. I "Pooh", infatti, come loro portafortuna si sono fatti costruire da un negozio di giocattoli un pupazzo di unn metro e 75 centimetri, disarticolato, con gli occhi buoni e teneramente goffo; naturalmente quando possono se lo portano dietro come loro personale amuleto cumulativo.
[...] Dody, cioè Domenico Battaglia, nato nel 1951 a Bologna che suona le chitarre acustiche a sei e dodici corde, la chitarra elettrica e canta [...].
È lui, come dicono i giornalisti specializzati, "l'artefice" delle caratteristiche d'avanguardia che il suono del complesso si concede, pur rimanendo fermamente attaccato ad un filone tradizionale. Ed il fatto che Dody sia un interprete classico gli permette di trovare un giusto equilibrio con il moderno, equilibrio che porta a suoni estremamente nuovi, frutto non di effetti puramente tecnici, ma di trovate musicali.
La novità dei "Pooh" della quale bisogna parlare è quella di essere stato il primo complesso italiano ad aver dato dei concerti accompagnati da un'orchestra sinfonica di ben trentatré elementi con violini, viole, cembali, flauti, corni, tromboni. Si sono ripetute le scene dei gridolini in massa delle ragazzine, eppure il pubblico non era composto solo di giovanissimi e questo esperimento di fusione tra un complesso moderno e un'orchestra classica è risultato veramente positivo.
[...] Con loro è Giancarlo Lucariello, il loro giovane produttore, che gira l'Italia ed il mondo con loro, li considera come sue creature o suoi figli, non so, tanta è la passione e la tenerezza quando parla di loro [...].
«Perché i "Pooh", a differenza di altri complessi, cantano solo la donna e l'amore, il loto tema unico e fondamentale?».
«Per diverse ragioni: primo, la donna è un essere meraviglioso, necessario alla vostra vita di uomini; guai se non ci fosse questa cosa splendida che è la donna. Poi, l'amore: è inutile essere cinici, non si può rinnegare l'amore. Siamo circondati da guerre in tutte le parti del mondo, di orrore, di disperazione, di lotte interne e vogliamo pure nelle canzoni parlare di queste cose tremende? Ecco, cantando l'amore noi forse facciamo la contestazione della contestazione. E poi è indubbio che il tema dki amore ben si adatta al nostro sound che cerca soluzioni di equilibrio tra l'antico ed il moderno, alla nostra musica che è essenzialmente melodia» [...].
«Riccardo», gli domando «cosa ti piace fare quando non lavori e cosa mai faresti se per caso un domani, e non vel'auguro, il successo finisse come capita a tutte le cose di questo mondo?».
[...] Riccardo mi risponde: «A me piacciono la natura, i lunghi silenzi della natura, dell'acqua e della campagna. Ecco perché, appena posso, vado a pesca e in barca. Riguardo al successo, non vedo un domani senza una vita nel mondo musicale. Cercherò di restare sempre in mezzo alla musica».
«Stefano, tu sei quello che legge Freud ed i testi di psicologia. Cosa faresti un domani?».
«Mi darei ai viaggi per il mondo, che sono un'altra delle mie passioni».
«E tu, Roby?».
«Comprerei una grande fattoria con tanto terreno intorno e dei cavalli. Anche a me piace la campagna e la natura».
«E tu, Dody?».
«Anch'io, come Riccardo vorrei, seppur in forma diversa, rimanere sempre nel mondo della musica».
«Com'è andata l'esperienza con l'orchestra sinfonica?».
«Magnificamente: quando una platea ti segue attenta perché piaci, quando un teatro tace, assorto, è una sensazione meravigliosa, unica, che vorremmo sempre continuare a provare. Poi, nei camerini, oltre all'assalto delle ragazzine, enorme piacere ci hanno fatto dei signori che ci hanno detto: "Noi in genere andiamo a sentire le opere. Oggi, ci siete piaciuti anche voi". E una signora ci ha confermato, inoltre: "Io sono un'appasionata di musica sinfonica e contemporaneamente mio figlio mi costringe continuamente musica Beat. Mi è piaciuta la vostra fusione tra il sinfonico e la musica moderna, questa comunione insolita; continuate».
«So che vi siete finanziati da soli».
«E non solo questo, abbiamo curato da noi tutte le scenografie, l'impianto delle luci e delle diapositive sullo schermo; siamo andati in giro ad affittare i trentatré leggii dei professori d'orchestra. Per questi quattro spettacoli abbiamo girato l'Italia affittando un pullman a cinquanta posti per noi e l'orchestra, che ci è stata molto vicina. Nonostante il divario di età e di musica, c'è stata un'immensa collaborazione da parte di questi distinti signori che suonano nientedimeno che alla Scala o al Festival di Sanremo o Venezia. Un'esperienza massacrante, ma bella, fattiva, divertente e commovente. Vorremmo ripeterla ancora, se trovassimo qualcuno che ci finanzia. Perché, nonostante le ingenti spese che abbiamo sostenuto, le serate sono nettamente in attivo».
«[...] Stefano è quello che se c'è un problema da risolvere, si mette lì a pensare e il problema lo risolve davvero. Però è anche un mattacchione, il nostro giullare [...]. Dody, bolognese, quando qualche volta siamo nevrastenici, litighiamo, è quello che conta fino a tre prima di esplodere, anzi ci esorta continuamente a stare calmi, a riflettere che forse non è il caso di arrabbiarsi tanto. Insomma, è un tranquillo e lo si vede anche dalla sua faccia angelica, no?».
Arriva Ivo Saggini, il manager del complesso ed io ne approfitto per andare di là a parlare un attimo con Riccardo del suo amore con Patty Pravo che tanto ha fatto parlare i giornali. Ne parlo a parte perché Lucariello mi ha detto esplicitamente questa frase: «Noi siamo felici che Riccardo sia felice, ma non vogliamo che queste sue questioni personali siano mischiate ai "Pooh" come complesso. Noi siamo della gente onesta e non vogliamo che la pubblicità possa sfruttare le nostre esperienze ed i casi della nostra vita. Prendi per esempio quando, sempre a Roma, Abbiamo fatto una serata al Piper e su un giornale romano è apparsa in neretto la didascalia che suonava pressapoco così: "Ecco i 'Pooh', il complesso preferito da Patty Pravo con Ricardo Fogli, il cantante maliardo". Capisci, roba da fare a pugni. È successo il finimondo. Siamo stati ad una frazione di secondo dall'adire a vie legali. Perché non si può giocare con l'onestà ed il lavoro sodo dei "Pooh"».
Riccardo non ha difficoltà a parlarmi del suo amore. Del resto, lui e Nicoletta non sfuggono più nemneno i fotografi. Mi dice: «Cosa debbo raccontarti? Che sono innamorato? Lo sono, e moltissimo. Di Nicole, che è una donna staordinaria e sconvolgente, sempre fedele a se stessa ed alla sua personalità, che è piena di centomila cose meravigliose che nessuno del pubblico conosce e forse nemmeno io. Sì, viviamo insieme nella sua casa che guarda il Pantheon. Con mia moglie, Virginia Minetti, con la quale sono sposato da un anno e mezzo, ero già in crisi da pochi mesi dopo il matrimonio. In questi giorni abbiamo ottenuto la separazione legale. Lei è rimasta nel suo splendido appartamento di Milano e le passo dei congrui alimenti. Nicole, la conoscevo da tanti anni, ci incontravamo spesso nelle varie case discografiche, eravamo amici. Hanno detto che sono come "imbambolato da questo amore". No, non sono certo il pivellino che è caduto in mano alla divoratrice di uomini. Sto da dieci anni nel mondo della musica leggera e ne ho fatte di cotte e di crude. Mi dici che Nicoletta quando si tanca butta via i suoi uomini come stracci vecchi? Non mi interessa, non voglio pensarci. Voglio vivere la splendida stagione di questo amore. Quando si è felici, non bisogna mai pensare alle cose tristi».
Un Claudio Villa moltiplicato per quattro: così l'insopprimibile vocazione nazionale verso i ghirigori vocali, cacciata dalla porta rientra dalla finestra [...].
[...] Mi interessano tre domande. Una ad Ivo Saggini [...]: «Saggini, lavorano sodo questi ragazzi, è vero?».
«Onestamente, sì. Per ogni pezzo lavorano a ritmo frenetico almeno sei mesi. La loro è una vita da pazzi, un ritmo convulso al quale molti non resisterebbero. E questo perché fanno il lavoro con semplicità e coscienza professionale. Ecco perché penso che dureranno molto. Ma nonostante lo stress, sono sempre dei giocherelloni, trovano sempre il modo di divertirsi. Magari coinvolgendo anche me. Come in una tournée in Sicilia. Nell'albergo c'era un corridoio lungo una trentina di metri e loro si erano messi a giocare a bowling con le valigie. Cioè, facevano scivolare le valigie con forza sul pavimento e chi era colpito doveva cadere a terra come un birillo. Improvvisamente, entro io, ignaro. Vedo una di quelle valigione che mi fila addosso, memore delle mie passate virtù ginniche penso che posso saltarla con uno scatto in alto, ma, mentre salto, Riccardo, con un balzo, mi chiude gli occhi ed io rovino a terra rumorosamente con tutte le valigie. Che risate, che si sono fatte quei matti».
«[...] Per finire, qual è stata la vostra più grande soddisfazione finora che la vostra musica, definita "epidermica" vi ha dato?».
«Il favore del pubblico dopo i nostri concerti, favore che non ci aspettavamo così massiccio; i quindici, diaciamo quindici minuti di applauso continuo a Bari dopo aver eseguito "Nascerò con te" che sono stati come una catarsi per noi ed il fatto che ci dicano "Ma voi suonate meglio dal vivo che nei dischi". Ecco, questo per noi è il massimo».

20 maggio 1973 - Bolero Teletutto - Numero 1359 - Pagina 55 - «Uno psicologo al posto di Riccardo», di Federico Guidi

20.05.1973 - Bolero Teletutto - N. 1359 - Uno psicologo al posto di Riccardo, di Federico Guidi

Luglio 1973 - Testata sconosciuta - «Una ditta musicale in attivo», di Giorgio Salti

Luglio 1973 - Testata sconosciuta - Una ditta musicale in attivo, di Giorgio Salti    Luglio 1973 - Testata sconosciuta - Una ditta musicale in attivo, di Giorgio Salti

13 settembre 1973 - Il Monello - Numero 37 - «I Pooh come prima... meglio di prima», di Claudio Lippi

13 settembre 1973 - Il Monello - Numero 37 - I Pooh come prima... meglio di prima, di Claudio Lippi     13 settembre 1973 - Il Monello - Numero 37 - I Pooh come prima... meglio di prima, di Claudio Lippi

30 settembre 1973 - Sorrisi e Canzoni TV - Numero 39 - «Ha già mille anni la "nuova" musica dei Pooh», di Gastone De Luca

30.09.1973 - Sorrisi e Canzoni TV - Numero 39 - Ha già mille anni la nuova musica dei Pooh, di Gastone De Luca    30.09.1973 - Sorrisi e Canzoni TV - Numero 39 - Ha già mille anni la nuova musica dei Pooh, di Gastone De Luca    30.09.1973 - Sorrisi e Canzoni TV - Numero 39 - Ha già mille anni la nuova musica dei Pooh, di Gastone De Luca

28 ottobre 1973 - Bolero Teletutto - Numero 1382 - «I Pooh: hanno riscoperto Wagner a 33 giri», di Velia Veniero

28.10.1973 - Bolero Teletutto - N. 1382 - I Pooh: hanno riscoperto Wagner a 33 giri, di Velia Veniero

Ottobre 1973 - Testata sconosciuta - «Per un 33 giri hanno scomodato persino Parsifal»

Ottobre 1973 - Testata sconosciuta - Per un 33 giri hanno scomodato persino Parsifal

Per il loro nuovo 33 giri i sempre lanciatissimi Pooh hanno scomodato addirittura Parsifal, da loro definito «un eroe predestinato al mito». Per questo, allegato all'album, c'è un volumetto, che farà molto piacere ai fans del celebre quartetto, in cui, ciascuno in una pagina e tutti assieme, i quattro Pooh vengono fotografati vestiti come i cavalieri dell'epoca di Parsifal. In quanto alla musica, inutile aggiungere ulteriori aggettivi già usati da altri, oltre che da noi, nelle precedenti performance del complesso.

01 novembre 1973 - Intrepido - Numero 44 - Pagina 18 - «Nostro padre è Puccini», di Lello D'Argenzio

01.11.1973 - Intrepido - Numero 44 - Nostro padre è Puccini, di Lello D'Argenzio     01.11.1973 - Intrepido - Numero 44 - Nostro padre è Puccini, di Lello D'Argenzio

23 dicembre 1973 - Sorrisi e Canzoni TV - Pagina 32 - "Due proposte originali per l'albero"

01.11.1973 - Intrepido - Numero 44 - Nostro padre è Puccini, di Lello D'Argenzio23.12.1973 - Sorrisi e Canzoni TV - Due proposte originali per l'albero     01.11.1973 - Intrepido - Numero 44 - Nostro padre è Puccini, di Lello D'Argenzio23.12.1973 - Sorrisi e Canzoni TV - Due proposte originali per l'albero