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Dodi Battaglia: c'è una storia che non può finire - Seconda parte - Sabato 18.11.2017

Dodi Battaglia e Alberto Selvaggi

Riprende in questa seconda parte il resoconto dell'intervista che giovedì 09 novembre Dodi Battaglia ha rilasciato presso la sede de La Gazzetta del Mezzogiorno, a Bari, ad Alberto Selvaggi e andata in onda in diretta streaming sul sito della testata giornalistica.

Se io a cinque anni ho iniziato a suonare e per me era naturale non è che son stato bravo, me l'hanno regalata, è un dono di Dio, un dono dei miei genitori. Dodi Battaglia

Alla domanda su quali siano stati i suoi modelli, i suoi maestri, Dodi ha risposto: «Io ogni giorno, da quando ho preso coscienza di essere un ragazzo e un uomo, non smetterò mai di ringraziare il Cielo per la grazia che mi ha dato. Se io a cinque anni ho iniziato a suonare e per me era naturale non è che son stato bravo, me l'hanno regalata, è un dono di Dio, un dono dei miei genitori, per cui quando mi dicono: "Oh come sei bravo!", non ho fatto niente! Per me è naturale».
All'osservazione di Selvaggi che però dietro la bravura c'è anche molto studio ed esercizio e la creazione di un metodo Dodi Battaglia per chitarra, il musicista ha spiegato: «Sì, diciamo che, per essere precisi, ho voluto fare un CD didattico in cui io non insegnavo la chitarra, ma spiegavo quello che è il mio metodo di suonare, il mio approccio musicale [...]. Non posso prescindere da quella che è stata l'educazione o il DNA che mi hanno dato i miei genitori, che mi hanno formato ad essere quello che sono. Però non posso neanche prescindere dal fatto che io, nonostante sia una persona mite e mediamente gentile, mi chiamo Battaglia, per cui quando io ho un obiettivo, una sfida, una cosa da raggiungere, sono un capatosta, tanto è vero che mi sono messo a studiare per tanti anni e andavo in giro per i locali sfuggendo le ragazzine che mi dicevano: "Da che parti ti metti del palco?" [...]. A cinque anni ho deciso di suonare la fisarmonica, ho studiato per nove anni, ero diventato bravissimo insieme a Fio Zanotti e poi un giorno, in un grande magazzino che c'è in centro a Bologna, c'erano i primi jukebox. Io sono entrato all'uscita dalla scuola e ho sentito un brano degli Shadows che utilizzava le chitarre Fender e ho detto: "Questa è la mia vita!". Era "Atlantis" [...]».

«Il giorno dopo sono andato a comprare una chitarra, ho archiviato la fisarmonica, mai più toccata in vita mia. I miei dicevano: "Ma hai studiato nove anni, sei diventato bravissimo, ma non è possibile!". Mi chiamavano a tutte le feste, ero diventato il figo del quartiere [...]. Ho cominciato a suonare la chitarra però avendo quel minimo di know how determinato da nove anni di studio, non è che cominciai proprio da capo [...]. Trovai un insegnante che costasse poco, perché da ragazzino non è che navigavo nell'oro, mio padre era rappresentate d'olio [...]. Bruciavo le tappe [...] e dopo due, tre mesi che andavo da questo insegnante, non sapeva più cosa insegnarmi. Dopo tre mesi io a mia volta insegnavo musica agli altri ragazzini e avevo capito che con la musica potevo guadagnare dei quattrini, poi di lì a poco ho cominciato i primi complessini e poi ho avuto la botta di fondale di quelle vere, perché uno dei componenti del complessino i Rigidi era molto amico di Valerio Negrini e Roby Facchinetti, che vennero un giorno in un locale[...]. A me hanno detto: "Quello lì diventerà il nuovo chitarrista dei Pooh". Pensa all'intelligenza di questa persona, non alla bravura mia, perché io suonavo malissimo. Facevo, per essere preciso, l'assolo di un brano dei Procol Harum che si chiama "Fortuna", dove c'è un solo di chitarra bellissimo [...]. Facevo anche "Something" di George Harrison, ero già lirico nella mia maniera di suonare».

All'invito a dire qualcosa in merito a John McLaughlin, leader e fondatore della Mahavishnu Orchestra, Battaglia ha risposto così: «Ho avuto i miei idoli che sono stati George Harrison, Eric Clpaton, John McLaughlin, Al Di Meola con il quale sono anche riuscito a suonarci insieme, Tommy Emmauel col quale ho fatto un disco. Anch'io ho i miei punti di riferimento [...]. John McLaughlin lo è stato per me negli anni '70, era un periodo in cui andavo spesso negli Stati Uniti perché la mia prima moglie era americana [...] e in Italia non c'erano ancora i metodi per suonare, non c'era ancora Internet, per cui compravi il disco, andavi a casa. In America invece esistevano già i libri fatti da John McLaughlin ed io ho cominciato a studiare un certo tipo di tecnica proprio ascoltando e leggendo questi manauali di John McLaughlin, di Joe Pass, di Tal Farlow, un grande jazzista, ho studiato anche un po' di jazz. Per cui sono stato il più grande sponsor di John McLaughlin perché qualsiasi intervista che mi facessero dicevano: "Ma qual è per te il tuo idolo?". Io dicevo: "John McLaughlin" [...]. Un mio amico jazzista che ha una scuola a Milano dove ho fatto dei seminari e che è amico con John McLaughlin, ha fatto sentire delle cose mie a John e John ha espresso il desiderio eventualmente di fare un disco con me».

Dodi ha poi illustrato un progetto cui tiene molto e che verrà realizzato l'estate prossima: «Quando ho festeggiato i miei cinquantanni con i miei amici e colleghi Pooh, ogni sera mi veniva in mente che i miei non sono cinquant'anni, bensì quarantotto e ho detto: devo organizzare qualcosa per i miei cinquant'anni di attività. Allora intorno al 1° di giugno, che è il mio compleanno peraltro, cinqant'anni fa Roby Facchinetti e Negrini mi chiesero di entrare a settembre a far parte dei Pooh: per cui per me sono i cinquant'anni dell'inizio di una carriera professionale. E allora ho detto: perché Bologna , che è la città dei musicisti non può dedicare una serata a un figlio che in fin dei conti ha avuto successo, ha fatto grande la Bologna musicale? Sono andato a chiedere Piazza Maggiore che è molto bella [...], in quella occasione verrà allestita in pompa magna con grandi schermi, con grandi ospiti: non voglio dire chi ci sarà ma saranno molti dei musicisti bolognesi che ho conosciuto, coi quali alle volte ho collaborato, ma che poi non son soltanto bolognesi, magari sono anche emiliani [...]. Ho già Carboni che mi ha detto che ci sarà [...]. Credo che sarà una serata irripetibile per il coinvolgimento emozionale, perché è bello che una città di musicisti offra una serata in Piazza Maggiore in occasione di un compleanno così bello».

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Fine seconda e ultima parte.

Autore - Michaela Sangiorgi